Lezione di reportage dall’inferno

19 05 08 by

Schiavi nel Ventunesimo Secolo è uno straziante reportage di 24 pagine realizzato da Andrew Cockburn e Jodi Cobb nel 2002. L’idea di un servizio che per la prima volta mostrasse al mondo intero la verità sul barbaro commercio degli esseri umani venne in mente alla fotoreporter Jodi Cobb leggendo un articolo del Washington Post sull’approvazione della legge Victims of Tafficking and Violence Protection Act, nel 2000. Da quel momento contattò il Dipartimento di Stato, università, organizzazioni, lesse documenti delle Nazioni Unite, studiò libri sulla “merce umana” nell’economia globale.

Quando si rese conto che non esisteva nessun servizio fotografico che raccontasse dei 27 milioni di esseri umani resi schiavi sul pianeta, si mise a lavoro. Per un intero anno girò undici Paesi del mondo incontrando i lavoratori – uomini, donne e bambini – schiavizzati, gli aguzzini e le persone che lavorano per liberare gli schiavi, rischiando a volte anche la vita. Cominciò dall’India e dal Nepal, dove individuò intere famiglie ridotte in schiavitù per estinguere debiti scaturiti da ingiuste pratiche di prestito a usura. Si recò, tra gli altri, in Israele e in Bosnia. Il fotoreportage è stato pubblicato, insieme al testo di Andrew Cockburn, nel settembre del 2003, sulla rivista National Geographic, per la quale Jodi Cobb lavora dal 1977.

Dall’articolo di Andrew Cockburn:

[…] Ci sono più schiavi oggi di quanti ne furono deportati dall’Africa in quattro secoli di tratta degli schiavi. Il moderno commercio umano raggiunge il traffico di droga sia nella sua dimensione globale che nella distruzione delle vite umane. […]

Da un’intervista a Jodi Cobb riguardo questo reportage:
[…] Sapevo che si sarebbe trattato di un servizio difficile, in quanto il problema era invisibile. […] Mentre scattavo, o ero terrorizzata oppure piangevo. Ho avuto davanti il peggio (e il meglio) della natura umana per quel servizio. Per ogni delinquente che ho incontrato, c’era pure una persona coraggiosa che cercava di fare qualcosa. […]

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