Attualità: il caso Travaglio-Schifani

17 05 08 by

Questo post sarà piuttosto fuori tema: non ha per soggetto reportage, documentari, mostre di fotoreportage o commenti sullo stile di scrittura di un reporter. Ma Altri Occhi non può rimanere impassibile di fronte a quello che sta accadendo.
Il succo della questione è che in Italia si è persa la cognizione di “vero” e “falso“.Il sito SenzaBavaglio si apre con una frase di Horacio Verbitsky che dice: “Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda”. Abbiamo in Italia la fortuna di avere un giornalista che ha avuto il coraggio di fare il suo mestiere persino in televisione, dove l’agenda setting proibisce di parlare di cose serie e si concentra su soubrettes e gossip. Marco Travaglio, che da sempre stimo moltissimo per le sue inchieste sulla classe politica italiana, ha fatto scandalo non perchè ha scritto sul libro Se li conosci li eviti che il Presidente della Camera Renato Schifani è stato amico di mafiosi, ma perchè lo ha detto in televisione, in prima serata, alla puntata di sabato scorso di Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio, con disinvoltura e senza paura. Nessuno scoop, insomma, ma informazioni già ampiamente diffuse da vari libri, inchieste e testimonianze.Le conseguenze di questo “disastro” mediatico sono state, a mio parere, degli insegnamenti preziosi. Abbiamo imparato che nelle coscienze di tutti gli italiani regna la regola del “chi fa la spia non è figlio di Maria”, e viene additato da tutti come una persona che si comporta come “non si dovrebbe”. Abbiamo imparato che l’antico scopo della loggia massonica P2 di infiltrarsi sia al governo che all’opposizione si è realizzato, e che oggi non esiste nessuna opposizione in Parlamento. Chi parlava di Veltrusconismo, purtroppo, aveva una parte di ragione: ma più che corruzione tra i due schieramenti ed inciuci vari, direi che si tratta della corsa alle poltrone che fa piegare gli uomini a qualsiasi cosa – in questo caso, a non avere una morale e a non occuparsi di politica.Abbiamo imparato che persino un programma apparentemente “fuori agenda” come Che Tempo Che Fa . Ma soprattutto abbiamo scoperto di chi ci possiamo fidare e di chi no. Chi appoggia la diffusione delle verità scomode e chi cerca di salvare il posto – a costo di perdere la faccia – ci tengo a precisare una piccola stranezza: chi crede nella diffusione giornalistica dei fatti scomodi appoggia Travaglio; chi crede nel piattume mediatico e nell’omertà, non necessariamente appoggia Schifani. Questo è piuttosto strano.
Ecco una piccola lista.

Difensori dell’omertà televisiva, ovvero: pro regime.

  1. Tutta la classe politica, in blocco, ha optato per questo gruppo – salvo Di Pietro, che è nell’altra lista. Destra, sinistra, centro, non fa più differenza: i politici sanno perfettamente che ognuno di loro ha commesso impunità, e che non conviene appoggiare chi diffonde quelle di un collega.
  2. Tutta la stampa ufficiale. I giornalisti sanno perfettamente che non fanno il loro lavoro ma si sono trasformati in portaborse e leccapiedi, pur di avere quel tesserino, e che non conviene appoggiare chi palesa questa vergognosa situazione. (Il punto 1. e il punto 2., insieme, credo che rappresentino un’ottima base per un regime).
  3. Fabio Fazio non è un giornalista, come credevo, ma un presentatore. E non è nemmeno una bella persona, come credevo, ma un indegno leccapiedi. Di fronte a Marco Travaglio che rispondeva alle sue domande ha mostrato palesemente insofferenza e fastidio per le verità scomode che le sue orecchie da burattino stavano sentendo. Ma questa volta non ha riso, come fa con la Littizzetto quando anche lei dice delle verità piuttosto fastidiose. No, anzi, aveva il broncio e l’espressione era preoccupata, e continuava a dissociarsi dalle illazioni di Travaglio. Ma si tratta così, un ospite invitato per essere intervistato? Per non parlare della puntata successiva, quella della domenica, aperta con 20 lunghi minuti di vergognose scuse a nome della Rai – fin lì ce lo si poteva aspettare – e a nome suo. Ricamate con argomentazioni a dir poco vomitevoli, anche considerato che il suo pubblico ha apprezzato molto il gesto di Travaglio, e ha applaudito soddisfatto nel sentire finalmente qualcuno che diceva come stanno le cose in Parlamento.
  4. Di D’Avanzo – La Repubblica – non ne parlo nemmeno, non ne vale la pena. Ha scritto – fra l’altro, malissimo – articoli ingarbugliati che dipingono Travaglio come uno sleale manipolatore dei suoi lettori/spettatori e persino come coinvolto in amicizie mafiose. Della serie: “chi la fa l’aspetti”. (Eh sì, adoriamo i proverbi, noi italiani.)
  5. Filippo Facci – Macchianera – ha scritto che Travaglio è un cialtrone, ballista e fazioso. Il tutto condito da insulti ed accuse piuttosto banali. Un po’ di malato protagonismo fa sempre bene.
  6. Per Roberto Cuillo, invece, non è successo niente, non esiste nessuno “scandalo Travaglio”.
  7. Gli italiani ignoranti che continuano a “smascherare il vile Travaglio” lamentandosi del fatto che lui, con i suoi libri e le sue inchieste, ci fa i soldi. Ora spiegatemi che male c’è a guadagnare facendo il proprio lavoro. O forse credete che chi vive con una rigorosa morale non ha bisogno di mangiare?

Solidali a Travaglio, ovvero: pro democrazia e libertà di espressione.

Dario Fo
Beppe Grillo
Antonio Di Pietro
Michele Santoro
Peter Gomez
Lirio Abbate, ovviamente
Pino Corrias
Furio Colombo – Articolo 21
SenzaBavaglio
Magazine di Libero
L’Unità
Dino Martirano – Corriere
Lucia Annunziata – La Stampa
Blogosfere Politica&Società
Blogosfere Teledicoio
Raccolta indifferenziata
Daniela Gaudenzi – Politicamentecorretto
Kay Rush
Governoberlusconiter
Sonouningenuo
John Hooper – The Guardian, UK
E gli italiani intelligenti che non si fanno infinocchiare.

 

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