Un reportage ironico sulle Italie

14 05 08 by

Un reportage può essere anche ironico, perchè no. Ce lo dimostra Beppe Severgnini nel suo libro La testa degli italiani, mentre accompagna il lettore in un viaggio immaginario – ma palpabilissimo – tra Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Sardegna, ribaltando il luogo comune della Italy degli stranieri, dell’eterno idillio fasullo, facendo dei pregi i difetti e dei difetti i pregi, i miracoli, le meraviglie di questo posto complicato che è l’Italia reale, quella vera, quella della gente comune – ma sempre speciale. La lettura è molto fluida, lo stile è incalzante e molto ironico, per certi versi impietoso e quindi credibile. Il giornalista diventa l’occhio indiscreto nelle città, nelle strade, nelle piazze, nei ristoranti, nei negozi, nelle case e nelle teste degli italiani, appunto. Un vademecum per stranieri – tradotto in otto lingue – che cancellando una volta per tutte un ‘sogno italiano’ inesistente, fa innamorare ancora di più dello stivale.
Il quadro generale che ne deriva è che l’Italia non esiste, ma è un insieme di Italie, tutte diverse e altrettanto interessanti. Ma nonostante ci siano delle caratteristiche comuni di fondo, tra Milano, Roma e Napoli, aeroporti, centri commerciali e piazze, quello che voglio farvi leggere è qualcosa di esclusivamente regionale. La parte che riguarda la mia meravigliosa Sardegna.

[…] Vi ho portato in Sardegna perchè la conosco e perchè mi piace. E’ un’isola grande – un dodicesimo del territorio nazionale – tagliata dal quarantesimo parallelo. Ci vivono 1.650.000 persone, e non sono i guardiani di un luna-park con piscina, come pensa qualcuno dopo aver intravisto la Costa Smeralda su internet. Sono italiani che hanno problemi, passioni, interessi, desideri, fissazioni e qualche sciatteria. Il nuraghe, una torre preistorica costruita con grossi blocchi di pietra, è l’allegoria della mentalità locale: robusta, affidabile, difensiva e misteriosa. Per questioni di numero, di storia e di cultura (agro-pastorale, non marinara) i sardi non hanno preso d’assalto le coste, com’è avvenuto in Calabria e in Sicilia. Abbiamo fatto di più e di peggio noi continentali.
[…] Questo Sud non è un parco-giochi. Ma non è neppure il luogo tranquillo e noioso degli stranieri colti, degli italiani snob, dei vecchi e delle famiglie con bambini. E’ invece un posto agitato e profumato. E’ una strada, un ginepro e un corbezzolo, un giornale locale, un ristorante aperto tutto l’anno. E’ montagne e pic nic sulla spiaggia. E’ terra che ha sete. E’ lavoro di gente che i turisti non li vede mai, e non prende vacanze. E’ vento testardo e necessario. […]

 

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