Amnesia totale

12 04 08 by

Ogni tanto qualche “operatore dell’informazione” si dimentica che fare reportage significa riportare, dal lontano al vicino, ciò che si è visto, ascoltato e scoperto. E quindi scrive reportage dalla scrivania del proprio ufficio, con enciclopedie e luoghi comuni alla mano. Questo malessere abominevole, questo vuoto di memoria, colpisce persino alcune grandi firme, proprio quelle che noi lettori fiduciosi prendiamo come punto di riferimento per un buon giornalismo.

Una di queste grandi firme, sopresa in flagrante dai suoi stessi lettori, si è giustificata dicendo che non è grave, dal momento che lo fanno tutti. Uno scopiazzamento collettivo, un copincolla generale, un mal comune mezzo gaudio che getta nel baratro anche quell’angolino di giornalismo di nicchia che il reportage rappresenta – evidentemente solo nella nostra immaginazione.

Per ironia della sorte, questa affermata giornalista dell’Espresso cura un blog personale che si chiama Oltreconfine – forse intende oltre il confine della sua scrivania – dove raccoglie falsi resoconti di viaggio, patetiche indignazioni sulla politica italiana e fatti di cronaca illustrati in modo alquanto insipido. Quando è capitato a lei, di dimenticare, per salvare la faccia ha messo in discussione persino il significato stesso del verbo “copiare”. Roba da scuole elementari. Ma la volete sapere la parte peggiore? Non si è minimamente scusata con i lettori.

In compenso, ha ammesso che avrebbe dovuto “copiare meglio”, cioè cambiare un po’ le parole, usare dei sinonimi…
Io preferirei di no, signora Bianchi, meglio che continui così, perchè a parer mio, quando lo fa davvero, scrive malissimo.

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4 Comments

  1. Grazie a te per il complimento!
    Ho letto un po’ il tuo blog ed è veramente interessante e ben scritto. Tra le foto ho notato l’incisività del tuo reportage sui Mamuthones sardi (il mio gusto personale cade prevalentemente sui ritratti). Che dire, davvero complimenti per tutto!
    Ciao,
    A.

  2. Grazie, sono contenta che il mio reportage sui Mamuthones ti sia piaciuto! A presto e complimenti ancora a te 🙂

  3. Solo per chiarificare, visto che non e’ carino vedere la propria foto accompagnata da commenti insinceri: il mio blog si occupa di paesi lontani, di politica italiana e di multimedia. Dalla mia scrivania quando sono alla scrivania, e da dovunque sono quando sono in viaggio. E quello che scrivo puo’ non essere sempre meraviglioso, ma certamente non e’ mai falso.

  4. Buongiorno Federica,

    solo per “chiarificare” ulteriormente, dato che è già chiaro come il mio post parli del cattivo giornalismo di cui Lei è rappresentante indiscussa. Quello di cui parlo è sul suo blog, visualizzabile da tutti sui commenti di questo post:

    Tornare a casa e rimanerci maleLa sua foto accompagnata da commenti poco carini è già sul suo blog da tempo immemorabile, questa qui era stata solo un’eco.

    Non entro di nuovo nel merito del modo in cui usa la lingua italiana, perchè ho lo stomaco debole. Non ho mai scritto che quello che scrive è falso, ma che è falso il fatto che lo stia riportando, o che quantomeno ci stia mettendo del suo.

    Se ancora non li ha letti, i commenti di cui parlo, si possono riassumere brevemente con questi:

    gaetano:
    ad integrazione dell’articolo “polveriera chiapas” di naomi klein, leggo un articolo su marcos a sua firma, federica bianchi. la scheda “passamontagna leggendario” è copiata, quasi integralmente, dalla voce “marcos” di wikipedia .wikipedia, non ha alcuna attendibilità scientifica, ma almeno è copyleft, invece, io l’espresso lo pago. in quarta elementare, le ricerche ordinatemi dalla maestra le copiavo integralmente da enciclopedie vere. era buon giornalismo?

    Alfio Bordon
    Gaetano, lavoro come docente in una scuola di giornalismo e quello che lei scrive potrebbe essere veramente imbarazzante per una giornalista di un settimanale importante come L’espresso. Può indicarmi, per favore, qual è il numero in cui si trova l’articolo di Bianchi (non compro sempre L’espresso) oppure, se è così gentile, mettere a confronto – qui sul blog, così che anche altri possano giudicare – delle parti dell’articolo e quelle corrispondenti di wikipedia? La ringrazio.

    el trollo loco:
    Non infierite contro la Bianchi. E’ un ennesimo indice del fondo toccato dalla stampa italiana.

    gaetano:
    PROFESSORE BORDON INVIO ALCUNE PARTI DELL’ARTICOLO COME DA LEI SUGGERITO.
    BIANCHI: ha creato anche due personaggi squisitamente letterari: il vecchio Antonio e Don Durito della Lacandona. Il primo rappresenta il lato indigeno della sua cultura, mentre il secondo è espressione della cultura occidentale. Il premio Nobel per la letteratura Octavio Paz, ha definito quest’ultimo un’invenzione letteraria “memorabile
    WIKIPEDIA:due personaggi da lui creati: il vecchio Antonio e Don Durito della Lacandona. Il primo rappresenta il lato indigeno della sua cultura, mentre il secondo è espressione della cultura occidentale.(…)il Premio Nobel per la letteratura Octavio Paz, certo non molto affine politicamente a Marcos, ha detto che si tratta di “un’invenzione letteraria memorabile”.
    BIANCHI: Marcos ha sempre negato di essere Rafael e la famiglia di Rafael ha sempre affermato di ignorare dove si trovi il figlio. Ma dal discorso di Marcos durante la marcia del 2001 che ha portato gli zapatisti all’Unam, è parso chiaro che conosceva bene quei luoghi.
    Influenzato dalla strage di Tlatelolco nel 1968, ha sposato le teorie maoiste, poi confluite nello zapatismo
    WIKIPEDIA: Marcos ha sempre negato di essere Rafael Guillén. La famiglia di quest’ultimo ha affermato di ignorare dove egli si trovi (…). Durante la grande marcia, che nel 2001 ha portato gli zapatisti nel Distretto federale, Marcos ha visitato l’UNAM e nel suo discorso è risultato evidente che era già stato in precedenza in quei luoghi.(…)Marcos fu influenzato dalla Strage di Tlatelolco nel 1968 e entrò in una organizzazione maoista, passando posteriormente allo Zapatismo.
    BIANCHI: Nel 2004 il quotidiano messicano ‘La Jornada’ ha pubblicato a puntate un romanzo intitolato
    ‘Morti scomode’ scritto a quattro mani con Paco Ignacio Taibo II. Pubblicato in Francia da ‘Libération’ e in Italia da ‘Carta’,nel 2005 è uscito in Italia in volume da Marco Tropea Editore
    WIKIPEDIA: Nel 2004 il quotidiano messicano La Jornada ha pubblicato a puntate un romanzo intitolato Morti scomodi (manca quel che manca) (Muertos incómodos) e scritto a quattro mani da Marcos e Paco Ignacio Taibo II. Pubblicato in Francia da Libération e in Italia da Carta
    Nel 2005 il romanzo è stato pubblicato in Italia in volume da Marco Tropea Editore

    l’articolo in oggetto si chiama “passamontagna leggendario” apparso sull’espresso del 17 gennaio 2008, la voce di wikipedia è “subcomandante marcos”. ho riportato alcuni dei passaggi dell’articolo praticamente analoghi alla scheda di wikipedia.

    INCREDIBILE! questa voce di wikipedia era già stato scopiazzata da repubblica il 12 maggio 2007 e la chiosa della Bianchi è identica alla fine dell’articolo su repubblica “marcos, la lotta zapatista e il sesso, nel mio nuovo libro pura pornografia”. cito sia da repubblica che dall’espresso entrambi gli articoli finiscono con la seguente frase di marcos: “”Il Messico si trasformerà in una pentola a pressione – ha assicurato – E credetemi, esploderà”. ”
    esploderemo anche noi o imploderemo in una discarica culturale. please almeno “termovaloriziamoci”.

    Alfio Bordon
    “[…] Sa cosa le dico? Una delle peggiori cose è stato copiare direttamente la versione italiana. Se Bianchi avesse tradotto da Wikipedia inglese, la traduzione non sarebbe magari venuta proprio uguale a quella della versione italiana dell’enciclopedia, non pensa…? Scherzo, naturalmente. Il grave, invece, è che Bianchi non risponda a lei, e per lo meno chieda scusa. Ma Bianchi non è una fan degli Stati Uniti, dove perfino i presidenti, quando sbagliano, vanno a chiedere scusa agli elettori? Ecco, Bianchi, lei non ha commesso nessun terribile delitto, solo una piccola e triste truffa, ma sarebbe doveroso che chiedesse scusa ai suoi lettori.

    cristiano
    “[…] non ci sono giustificazioni. Tempo o meno l’informazione non può essere ridotta ad un veloce copiaincolla. Ne va della stessa credibilità dell’informazione.

    E il pezzo, se non è frutto dell’autore e se non si ha il tempo per approfondire, non deve essere firmato. E’ una questione di correttezza.

    ps. wikipedia non mi risulta essere un sito specializzato ad uso e consumo di giornalisti tuttologi ma una libera enciclopedia dove chiunque può contribuire alla sua crescita.

    gian
    Non dimentichiamoci del fatto che la Bianchi, qualche tempo fa, ha scritto un articolo nel quale sosteneva che il genocidio del 1994 fu perpetrato dai Tutsi ai danni degli Hutu. Senza che l’Espresso pubblicasse alcuna rettifica la settimana successiva. non ritenete che sia di una gravita’ inaudita? […]”

    cristiano
    E tra l’altro quell’articolo se non ricordo male è stato pubblicato sotto la dicitura ‘reportage’, fatto già di per se scorretto, di certo meno grave (se vero) che scambiare addirittura aggressori e aggrediti. Forse si è copiato male da wikipedia…[…]”

    ermanno
    “[…] Cristiano ha ragione. E aggiungo: qui nessuno dice di NON CONSULTARE wikipedia. Anzi. Qui si dice piuttosto di NON COPIARE wikipedia. Se Bianchi non è preparata sull’argomento (capita), consulti vari siti (uno tra i molti sarà wikipedia), peschi dall’archivio Repubblica/Espresso, faccia qualche telefonata a colleghi più preparati di lei, se non ha tempo di sfogliare un libro. Se non può fare tutto questo perché non ha tempo, rifiuti l’articolo, o se deve farlo per richiesta esplicita di un superiore, rifiuti almeno la firma. C’è una deontologia, dicono. Bianchi, una che parla spesso di meritocrazia, come giornalista deve integrare fonti di informazione diverse, a volte contrastanti, è l’abc, che … diamine. Se Bianchi avesse copiato tre parole da wikipedia, sarebbe stato normale, ma più di metà dell’articolo, è vergognoso! Non ha nemmeno riformulato le frasi, le ha copiate così, pari pari!! […]”

    cristiano
    in sintesi: se fossimo a scuola sarebbe stato peggio. Compito ritirato e un 4 per avere copiato.

    Copiare da un sito e poi attribuirsi la paternità dello scritto firmandolo è deontolgicamente scorretto.

    iI giornalisti d’altronde, sono passati dalla ‘missione sociale’ di Kapuscinski all’essere ‘manovali dell’informazione’.

    Il risultato è questo: giornalisti tuttologi, ignoranti e senza nessuna preparazione specifica, buoni per tutte le occasioni, pronti a fare analisi (copiate) dal Maghreb al Mashreq passando per il sudest asiatico.

    In una parola: deprofessionalizzazionePer chi non conoscesse tutta la storia, questa è stata la sua risposta ai suoi lettori:

    Non volevo rispondere per lasciare liberta a tutti di dire la loro. Ma dopo 30 commenti mi sento obbligata a farlo.
    E’ giusto sparare contro e criticare. Lo faccio pure io. Ma con un po’ di accortezza. Altrimenti la sciatteria passa dalla parte di chi critica e non di chi e’ criticato. Nella scheda su Marcos ho utilizzato Wikipedia per alcuni dei fatti su Marcos cosi come altre fonti. Era una scheda su chi e’ Marcos che non dava nessun giudizio su di lui ma voleva solo fornire informazioni di base a chi leggeva l’articolo della Klein e non aveva tempo di andare su Internet o guardare in un’enciclopedia.
    Non sono in Italia ma in cafe’ di fortuna che tra un po’ mi caccia e non posso rileggere il mio box e quindi non so bene cosa esattamente e’ stata prelevata da Wikipedia. Mi scuso comunque per non avere rielaborato a parole mie quelli che sono fatti trovabili in qualunque enciclopedia.
    Ma chi mi legge e mi segue sa bene che i miei articoli non hanno nulla di copiato ne’ da Internet ne” da qualsiasi gioranle cartaceo ma frutto di un grosso lavoro di persona o al telefono. Tutti i miei virgolettati sono originali. I fatti sono fatti ma ritengo che copiare da Internet o da giornali stranieri senza citare sia molto grave e per questo sono critica con molti miei colleghi.
    Il mio credito sta per finire….ooops continuo dopo….
    allora, dicevamo..ho recuperato ancora qualche minuto. sicuramente copiare e’ sbagliato, e siamo d’accordo tutti. sicuramente molti giornalisti esagerano, e siamo d’accordo. ripeto, non e’ solo internet il problema. ma da qui a criticare un intero giornale o un intero giornalista, forse bisognerebbe pensarci su due volte e conoscere meglio il bersaglio di tanta e tanto astiosa critica. a meno di volere peccare della stessa superficialita’ che tanto si e’ criticata.

    ma soprattutto, vorrei porvi un problema serio e vorrei che ci pensaste un minuto. in un articolo, qualsiasi articolo scritto da Roma su qualche argomento di esteri per esempio, quanto c’e’ di copiato e quanto no? e cosa vuol dire copiare?

    nel mio caso, di fretta, su quella che ho considerato una scheda senza fama e senza lode (sbagliando), forse c’e’ un paragrafo troppo simile al linguaggio usato da Wikipedia. e va bene. errore mio perche’ avrei dovuto “scrivere ” il pezzo di piu’. ma i fatti pero’ sono quelli e, per definizione, non si possono copiare. […]”

    gaetano
    Dott. Bianchi, le rispondo in quanto è da alcuni miei post che è partita questa polemica. Lei dice di aver lasciato, volutamente, spazio agli interventi prima di replicare; questo, logicamente, indica che lei è al corrente da diversi giorni di questa discussione, ma non ha idea di quello che è stato posto in rilievo e non può certo farlo al momento in cui scrive perché oberata da questioni di spazio e di tempo! Allora a cosa risponde? Le pare credibile? Lei critica, ad ogni piè sospinto, il malaffare italico che in forma di prolasso invade tutto: dall’economia alla cultura. Signora non tema di perdere la cittadinanza dell’ italico costume, ne è pienamente titolare. Italica nel suo essere ex cathedra, anche se in torto, italica nella difesa di stessi oltre la logica del senso e della lingua, italica nella sua intoccabilità, italica nel moralismo verso gli altri e nella difesa del primato morale di se stessi, inoppugnabile come un dogma. Ma poniamo che lei abbia doti extrasensoriale che le consentono di rispondere a domande che ignora. Lei mi insegna che il giornalismo, anche quello “nobile”, è fatto in larga misura di un “copia e incolla” di informazioni e nozioni e la vera preoccupazione dell’autore è quella di cercare sinonimi in modo da poter rivendicare una qualche paternità o maternità. La ringrazio di questa preziosa informazione. Allora propongo di utilizzare validi software per la generazione automatica di articoli. Ci sono ottimi software che lavorano su “concetti fluidi e analogie creative”(hofstadter), sono infallibili nella logica linguistica; basta poi solo firmarli.

    michele
    Questa è la classe giornalistica italiana: dei buzzurri scribacchini che non sanno nemmeno scrivere in italiano e fanno errori di ortografia da seconda elementare. Ci sono le dovute eccezioni, ma lei non fa parte di queste.

    Peccato, compravo L’Espresso molto volentieri, ma visto che danno lavoro anche a chi dovrebbe fare fotocopie, passerò ad altre letture che valorizzano dei giornalisti veri. […]”

    La ringrazio comunque moltissimo per avermi ancora una volta ricordato come NON fare giornalismo.

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