Giocare con i diritti di un popolo

8 04 08 by

Sul numero 736 di Internazionale, della settimana dal 21 al 27 marzo, è stato pubblicato l’articolo di John Miles – il corrispondente dell’Economist da Lhasa, capitale del Tibet – sulla rivolta tibetana contro il “genocidio culturale” del governo cinese. In un momento come questo, in cui le celebrazioni per l’apertura delle Olimpiadi di Pechino vengono boicottate in tutto il mondo, è il minimo che io ne pubblichi una parte, per sottolineare l’ingiustizia di questa repressione.

[…] Di fronte al tempio Jokhang sono parcheggiati due mezzi corazzati. Sul primo c’è scritto a caratteri cubitali cinesi: “Stabilità è felicità”. Sul secondo: “Il separatismo è una catastrofe”. La strada intorno al tempio, di solito affollata di pellegrini che girano le loro ruote della preghiera e bisbigliano orazioni, è quasi vuota. Chi cercava di percorrerla come prevede il rituale, è stato costretto a passare in fila per uno attraverso una colonna di soldati armati di fucile e manganelli che controllavano i documenti. Molte persone, forse pellegrini provenienti da altre città, sono state allontanate prima che il percorso fosse bloccato del tutto. I fedeli non avevano altra scelta che tornare indietro percorrendolo in senso antiorario (un sacrilegio per i tibetani). […]


Per chi fosse interessato, è stato pubblicato sul sito il suo secondo articolo sulla questione.

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