Una storia ancora da raccontare: Enzo Baldoni

5 04 08 by

Enzo Baldoni non era un giornalista. Muratore, scaricatore, interprete, fotografo, professore di ginnastica, tecnico di laboratorio chimico, e poi ancora pubblicitario, traduttore di fumetti, docente di comunicazione, blogger, appassionato di zen e volontario della Croce Rossa. Era marito, certo, era padre. Ma più di ogni altra cosa, era viaggiatore. E non un viaggiatore comune, badate, non un turista o un giramondo. Enzo Baldoni era viaggiatore dentro: un curioso, appassionato, impavido viaggiatore. Viaggiatore di tempi e luoghi, di culture agli antipodi, di storie dentro la Storia. Senza etichette né padroni. Ecco perché aveva tutte le carte in regola per essere ricordato come uno dei reporter più abili, capace di emozionarsi davanti a un guerrigliero, incapace di tacere l’ingiustizia dei potenti e i sogni dei deboli.

Anticipatore di professione, scrive del subcomandante Marcos nel Chiapas, delle FARC in Colombia, delle Forze Armate di Liberazione Nazionale a Timor Est, dell’Esercito di Dio nella giungla tailandese, dei guerriglieri Karen in Birmania, di mafia e bordelli a Bangkok, di piccole prostitute a Bucarest, di lebbrosi alle Hawaii e di dissidenti a Cuba. Dà voce a eroi della libertà, rivoluzionari e oppressi, denuncia l’indifferenza dell’ONU e il silenzio dei media di fronte agli abusi di potere. “Voglio capire cosa spinge persone normalissime a imbracciare un mitra per difendersi” dice.

Parla chiaro e senza remore, riempiendo i suoi blog di storia, politica e umanità, dando lezioni di vero giornalismo a coloro che sono rimasti dietro le scrivanie, quando c’era bisogno di occhi per guardare e di orecchie per ascoltare. Progetta viaggi nei luoghi più insicuri del pianeta, senza scorte armate né giubbotti antiproiettile, con una piastrina al collo per il riconoscimento del cadavere e tanta, tanta ironia. Una preda fin troppo facile da gestire, per un gruppo di balordi ricattatori a Najaf, nello sterminato deserto a sud della capitale irachena. Nell’agosto del 2004, infatti, l’impavido freelance umbro decide di scoprire anche la guerra in Iraq, di aiutare la Croce Rossa, guardare con i suoi occhi, tornare e raccontare della resistenza irachena. Un racconto che non ci arriverà mai.

È il 24 agosto – dopo giorni di falsi dubbi, insabbiamenti e verità nascoste da parte delle autorità, delle ambasciate e della stessa CRI – che i rapitori si fanno avanti ed esprimono a chiare lettere la loro richiesta: il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq entro 48 ore, o “la sicurezza di Enzo Baldoni non sarà garantita”. Immediatamente e senza tentennamenti, il governo italiano si dice fermo nella decisione di restare ugualmente, “mantenendo gli impegni assunti in campo internazionale”.



“Siamo impegnati per ottenere il risultato di far tornare in libertà il signor Baldoni, che si trova in Iraq per la sua attività privata di giornalista e quindi assolutamente non collegato al nostro governo”. Assolutamente. Non. Collegato. Al. Nostro. Governo.Ecco come il governo italiano ha mandato a morire l’umanità, la pace, la giustizia. Il coraggio di un volontario e la professionalità di un reporter che è anche e prima di tutto un cittadino italiano. Ecco come ha preferito mantenere il suo patto con gli Usa, che quello con i suoi elettori, mentre l’opposizione ribadiva il tragico errore della guerra in Iraq, chiedendo un ritiro urgente e indispensabile.

“Continueremo quindi la nostra presenza militare e civile nell’ambito del quadro stabilito da tale decisione per contribuire al ristabilimento della sicurezza e dell’ordine pubblico, condizioni indispensabili per l’azione di assistenza umanitaria che vede l’Italia in prima linea e al processo politico, delineato dalle Nazioni unite al fine di consentire lo sviluppo di un Iraq sovrano e libero”.Strumentalizzando l’angosciante situazione per utilizzarla contro l’opinione pubblica a vantaggio della “missione” in Iraq, i media annunciano che il gruppo armato che tiene Baldoni prigioniero è formato dai fedeli dell’ex raìs Saddam Hussein. Dopo una serie di “ci impegneremo per la sua liberazione” e di “tutti i canali sono stati attivati”, è chiaro che gli interessi politico-economici prevalgono sulla vita del reporter – e su quella di migliaia di civili iracheni. Seguendo lo stesso schema sperimentato per la liberazione di altri connazionali, il governo non ha tanti problemi a mettere mano al portafoglio – come per un figlio in questura per guida in stato di ebbrezza – trascurando il fatto che i rapitori sono più disperati che poveri: non vogliono soldi, ma la libertà.

E mentre le cosiddette “fonti dell’intelligence” – la cui intelligenza evidentemente è poca – si stupiscono dell’assurdità della richiesta affermando che “gli stessi sequestratori sanno benissimo che non verrà mai accettata”, un gruppo di guerriglieri ha deciso di giocare l’ultima carta a disposizione per la liberazione del suo Paese, trovandosi a sequestrare un simpatico curioso che col cuore sta dalla loro parte.

Al di là di apparenti contraddizioni, infatti, la strategia dell’Esercito Islamico è proprio quella di smuovere le coscienze nei Paesi della Coalizione dove l’opinione pubblica è contraria alla guerra in Iraq. Ci avevano già provato con le Filippine, sequestrando un autista, e l’ultimatum era andato a buon fine: il governo di Manila aveva ritirato una parte del suo contingente. Ci avevano preso. Sorprendendo gli anelli deboli della Coalizione, a poco a poco, avrebbero forse lasciato gli americani da soli. Come non provarci con un’Italia estenuata dalle scelte politiche di un egoista burattino?Eppure questa volta il piano è fallito, perché Enzo Baldoni è stato lasciato solo. Il suo governo l’ha rinnegato, la congiura del silenzio ha fatto il resto.
Qualcuno ha scritto che se l’è andata a cercare, gettando al vento un lavoro dei diplomatici che non c’è mai stato.
“Non ci sono parole – ha scritto Berlusconi – per un atto che non ha nulla di umano e che d’un colpo cancella secoli di civiltà per riportarci ai tempi bui della barbarie. Solo un sentimento di pietà per il povero Enzo Baldoni e di solidarietà per la famiglia soprattutto per quei due ragazzi che, con tanto amore e tanta d

ignità, avevano lanciato un appello, rivelatosi purtroppo inutile perché diretto a chi evidentemente non aveva cuore per ascoltare. Ma al tempo stesso la riaffermazione della ferma determinazione a combattere il terrorismo dovunque e in tutte le forme in cui si manifesti. L’Italia manterrà fede agli impegni assunti con il governo provvisorio iracheno nel quadro delle deliberazioni delle Nazioni Unite per ridare all’Iraq pace e democrazia”.

E mentre la Procura di Roma si nasconde dietro iter burocratici per acquisire la prova del sequestro – sic! – e mentre politici e servizi segreti congiurano per disfarsi di uno scomodo curioso assolutamente non collegato a nessun governo, Enzo Baldoni simpatizza anche per i suoi stessi rapitori, i ribelli dell’Esercito Islamico: in fondo, non sono altro che la versione irachena delle forze armate che aveva seguito ed amato in altre parti del mondo, per poi scriverne, con una nota di commozione ed ammirazione. Per uno strano scherzo del destino, ora è lui – il diabolico Occidente che rappresenta – la vittima-carnefice agli occhi di un popolo violentato.E nelle sue ultime ore di vita, dettate dal suo stesso Paese, quello che ha potuto fare è stato quello che più gli riusciva: cercare di capire cosa spinge persone normalissime a imbracciare un mitra per difendersi.

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