Soneta’!

9 03 08 by

Ieri sera sono andata a vedere Sonetàula, il nuovo film di Salvatore Mereu tratto dall’omonimo libro del bravissimo Giuseppe Fiori. Una Barbagia tra anni Trenta e Cinquanta dipinta da ottimi attori non professionisti in ambientazioni reali, rigorosamente in lingua originale con sottotitoli in italiano. Immagino che per chi non capiva sarà stato faticoso e pesante guardare un film intero cercando di leggere i sottotitoli. Per chi capiva, invece, più di due ore e mezza di suspance, partecipazione e commozione, per ripercorrere la vita di un giovane servo pastore dai 13 ai 25 anni, dall’incarcerazione del padre innocente fino all’uccisione del bandito che egli stesso era diventato senza volerlo.
Il regista ha sottolineato molto bene l’importanza dei legami familiari
e soprattutto maschili, sempre in primo piano anche se impliciti: più di una volta il silenzioso ma intenso rapporto con suo nonno mi ha commossa. Ho apprezzato meno la poca presenza della donna nell’affresco generale, ma è evidente che ai fini della storia doveva essere così.


Ma la nota stonata peggiore di tutto il film è stata Maddalena. A parte le discutibili doti di recitazione, ma piacevole proprio perchè inesperta e spontanea, nel parlare in sardo sembrava che parlasse in spagnolo: se non è stata doppiata da una spagnola, non so proprio quale possa esserne il motivo. In ogni caso, è evidente che non sapeva dire una parola in sardo, e lo storpiava con una parlata del tutto spagnolizzante, orribile.
Il linguaggio del ragazzo, invece, Sonetàula – Francesco Falchetto, era del tutto originale, genuino e potente. Una recitazione spontanea e fresca, per cui sembrava di vedere un documentario più che una ricostruzione filmica. Un reale salto indietro nel tempo, che scuote le coscienze dei sardi nel ricordare cosa significava, fino a poco tempo fa, vivere in una terra così splendida – ma piena di contraddizioni – come la Sardegna.
Vesti sgualcite, banditismo, povertà e vendetta, la giustizia e la chiesa
. E poi l’amore e la gelosia, la paura e l’impulsività, la natura e la famiglia, la sofferenza e la morte. Un “romanzo di formazione” ricco di valori impliciti e forti, senza semplificazioni – la difficoltà della vita sui monti sin da piccoli è stata espressa in tutta la sua complessità – o esagerazioni – la crudeltà dei banditi sardi è stata giusto accennata.
Un film davvero da non perdere.

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2 Comments

  1. Non conoscevo… cercherò 🙂

    Ciao, Dario.

  2. Fammi sapere se ti è piaciuto, poi! 🙂

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