Giornalismo armato

7 03 08 by

L’abbiamo sentito alla tv, l’abbiamo letto sui giornali. Ce l’ha detto Reporter senza frontiere e ce lo confermano i sondaggi. Dal marzo 2003, da quando è cominciata la cosiddetta “guerra al terrorismo” – o “processo di democratizzazione” – statunitense, sono stati uccisi in Iraq ben 210 giornalisti [fonte]. E non stanno tanto a guardare la provenienza, gli assassini senza speranza: la settimana scorsa è stato ucciso anche il presidente del sindacato dei giornalisti iracheno.
L’Iraq è al primo posto per il pericolo di vita degli operatori dell’informazione, tanto che a Najaf – sì, proprio dove fu ucciso anche il caro Enzo Baldoni – è stato creato, su richiesta della prefettura locale, un cimitero apposito, riservato ai reporter. E’ stato fatto questo, per onorare i morti.
E per difendere i vivi? Il Ministero degli Interni iracheno ha preso seriamente in considerazione la possibilità di rilasciare il porto d’armi ai giornalisti che lavorano in Iraq. Il risultato sarà che i professionisti della pace, i mediatori per antonomasia, andranno in giro nella zona più “calda” del pianeta con una pistola per la difesa personale. Una bella contraddizione. Davvero un cattivo segno per la verità e per la pace.

 

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