L’esodo forzato dei monaci birmani

4 03 08 by

Tutto è cominciato nell’agosto del 2007. Ricordate i monaci in rosso che hanno cercato di liberare la Birmania? Sono scomparsi, silenziosamente. Deportati o rinchiusi, non si vedono quasi più, a causa della repressione, e molti monasteri sono rimasti semivuoti.
Piergiorgio Pescali da Yangon ci ha lasciato una testimonianza davvero toccante sull’esodo forzato dei monaci e sulla situazione odierna del Myanmar. Questa è la parte iniziale del reportage.

Alle sei del mattino, quando il sole non ha ancora iniziato a svelare il nuovo giorno, la corrente elettrica viene sospesa lasciando che le ultime tenebre della notte avvolgano per qualche minuto l’intero quartiere di Botataung. È esattamente in questo istante, puntualissima, che la voce potente e un po’ rauca di una donna, comincia a lacerare il silenzio. Lei è una semplice lavandaia: passa di casa in casa a raccogliere i panni sporchi che riconsegnerà la sera stessa dopo averli lavati. Ma per gli abitanti di questo quartiere di Yangon, tra Anawratha Road e il fiume Ayerwaddy, lo scorso anno, durante e dopo le manifestazioni dei monaci, il lungo e sofferto grido significava la fine del coprifuoco. […]

Fai click qui per scaricare il pdf dell’intero articolo: Myanmar, “scomparsi” i monaci.

 

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