Il segreto del reportage? La testardaggine

15 02 08 by

“Non sono sicuro che ci sia un segreto o almeno uno solo. Di certo per fare buon giornalismo non ci vuole un’intelligenza superiore, perlomeno io non la possiedo. La prima parola che mi viene in mente è: persistenza. Bisogna capire che un buon reportage è anche noia: bisogna esserci, aspettare, stare concentrati, guardare tutto con grande cura, ascoltare con attenzione e preoccuparsi sempre di cercare il senso di ciò che si vede. E bussare, bussare continuamente alle porte. Forse il mio motto potrebbe essere sintetizzato così: ‘toc-toc’. E’ questa la persistenza. E’ Seymour Hersh, il nostro più grande reporter investigativo, che passa dodici ore davanti ad un telefono, dalle otto di mattina alle otto di sera, componendo ogni dieci minuti lo stesso numero di telefono per riuscire a parlare con una fonte. Non è molto glamour, ma non conosco altro modo di fare buon giornalismo”.

David Remnick, direttore del New Yorker

 

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