Semiotica delle passioni

11 02 08 by

Semiotica delle passioni è un libro scritto nel 1991 da Jacques Fontanille, professore di linguistica e semiotica all’Università di Limoges, in Francia. Vi starete chiedendo cosa abbia a che fare un criptico studioso di linguistica con il reportage, perciò evito di girarci intorno. Lo studio mette in luce l’essenza della testimonianza del reporter, che vede, sente e tocca in prima persona. L’esperienza sensibile e l’attività corporea diventano elementi fondamentali del reportage che, secondo Fontanille, ottiene maggior efficacia e validità con la narrazione di un’attività corporea associata. In altre parole, se ti racconto le dinamiche di una guerra dal fronte esprimendo i miei movimenti fisici, le mie esperienze sensoriali, l’impatto emotivo che gli eventi hanno sul mio corpo, facendoti sentire come se tu stesso fossi lì tra i bombardamenti, riesco a coinvolgerti, ad appassionarti, ed il reportage è ben riuscito.

Il tema delle passioni nel saggio di Fontanille è affrontato in maniera molto interessante. Non sempre le teorie più lungimiranti sono le più complicate da comprendere: egli spiega che il corpo del reporter, durante gli incontri e gli eventi ai quali assiste, modifica profondamente il suo stato passionale.


Sulla base di questa premessa, riusciamo a comprendere meglio quale sia – spesso – lo scopo di un reportage: quando esso non è prettamente storico – cioè quando non ha una mera funzione informativa – serve fondamentalmente a trasferire lo stato emotivo del reporter al lettore. In questo caso, non è la notizia, lo scoop ad essere in primo piano: il bene prezioso che il reporter ed il lettore si scambiano è proprio l’emozione, la passione.

 

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2 Comments

  1. Molto interessante questo approccio passionale, se così si può dire, al reportage..
    Ciao Valeria! Mi fa piacere che tu stia di nuovo “occupandoti” anche di questo blog! 🙂
    Frida

  2. Ciao Frida, sono contenta di ritrovarti presente! 🙂
    Tra tesi e il resto lo stavo trascurando, hai ragione!
    Cercherò di fare meno “assenze”! 😉

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