Bilal Hussein: aggiornamento

27 11 07 by

Non posso fare a meno di segnalare una nuova informazione avuta tramite il sito FreeBilal su un interrogatorio a cui il fotoreporter iracheno rapito per “terrorismo” è stato sottoposto.

 

One interrogator said to Hussein: “Do you know what would happen if these photos were show in the U.S.? There would be huge demonstrations and we would have to leave Iraq. This is why you won’t be released. Your photos pose a threat to us.”

Un interrogatore disse ad Hussein: “Sai cosa sarebbe accaduto se queste fotografie fossero state mostrate negli Stati Uniti? Ci sarebbero state enormi manifestazioni e avremmo dovuto lasciare l’Iraq. Ecco perchè non sarai rilasciato. Le tue fotografie sono una minaccia per noi.”

Riflettete che questo è stato, ed è tuttora, il metodo sleale dell’occupazione statunitense in Iraq, che può prosperare solo grazie alla mancanza di informazione tra la sua popolazione.

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1 Comment

  1. Questo è stato e resta tuttora l’unico mezzo attraverso cui le democrazie (ma in generale il ‘potere’), riescono a perpetrare la propria influenza.

    Tutto sommato, per ora, a Bilal è andata bene, sappiamo tutti che fine fanno gli oppositori di USA&Co.

    Quello che è successo alla Sgrena (o meglio a Calipari) è solo l’episodio che ci ha toccato più di recente, ma l’Italia è sempre stata particolarmente prona nei confronti dei poteri d’oltre oceano.

    E questo ci è costato non poco sangue. Ilaria Alpi, Ustica, la Moby Prince, il Cermis… citando fatti a casaccio.

    Senza contare che in quasi tutti i fatti di sangue più rilevanti in Italia – in modo più o meno diretto – erano sempre coinvolti servizi deviati(?!) agli ordini di potenze straniere.

    E via discorrendo…

    Oggi, credo che America & Co. si ostinino ad imbavagliare l’informazione, giusto per non perdere l’allenamento.

    Ormai, anche di fronte alle più palesi menzogne, l’opinione pubblica mondiale ha fatto spallucce: 11 settembre, armi di distruzione di massa, guerra israelo-palestinese

    Come scrive Orwell, “le persone preferiscono la felicità alla libertà”. E pur di non perturbare questa ‘felicità’, sono disposti a negare l’evidenza fino a convincersi che la menzogna non può che essere l’unica verità.

    Tutti i vari movimenti di contro-informazione (fra tutti quello sull’11 sett.) non sono altro che una miriade di piccoli Davide di fronte ad un gigantesco Golia.

    Ma essendo un inguaribile romantico spero che prima o poi uno di quei nanerottoli gli assesti un bel sampietrino in mezzo agli occhi!

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