Il reporter e il portaborse

14 11 07 by

 

Il migliore indicatore per distinguere il giornalismo di reportage dal giornalismo in senso stretto è il grado di parallelismo politico riscontrabile all’interno dei contenuti.
Nel sistema dei media italiano, esempio eclatante di quello che viene chiamato modello pluralista-polarizzato, questa differenza è a mio parere più visibile che in altri Paesi.Occorre partire dal presupposto che non esiste un giornalismo obiettivo o neutrale: questi concetti che esprimono imparzialità ed estraneità dal conflitto vanno semplicemente contro la natura stessa del fare giornalismo, a meno che non si tratti di telegrafici comunicati stampa – e anche in quel caso un minimo di selezione – che sta per interpretazione – viene praticata.

Certo, la funzione del reporter è quella di ridurre la complessità intorno ad un argomento preciso, non quello di dare giudizi valutativi a proposito: questo spetta all’opinionista – una figura alquanto controversa nel nostro Paese. Ma in ogni lavoro giornalistico che si rispetti vi è un intento pedagogico, ed è chiaro che un’educazione senza valori è mero disinteresse. Dalla metafora bellica ci accorgiamo che neutralismo significa esattamente non intervento. La belligeranza del vero giornalista sta solamente ad indicare che egli ha a cuore i suoi lettori, e che li guida secondo il proprio orientamento morale, il proprio sentire. Che non è – non può essere – un sentire neutro.

Ma questa soggettività non corrisponde, nel reporter, ad un’ideologia politica. Al contrario della maggior parte dei giornalisti, la sua è una partigianeria morale. Ciò significa che egli prende una posizione precisa, chiara ed esplicita, ma non per partito preso. Non si fa portavoce – e quindi portaborse – di una parte politica che si contrappone all’altra.
Purtroppo si tratta di una riflessione che richiede uno sforzo cognitivo notevole a chi è abituato ad avere a che fare con una realtà mediatizzata esclusivamente con il filtro della bipartizione partitica. Tale altalenanza governativa impregna ogni campo della vita italiana, causando un’eccessiva e ridicola semplificazione della realtà, al contrario molto complessa.

E’ raro leggere un reportage – che sia di viaggio, di denuncia, storico o sociale – e poter dire qual’è l’orientamento politico di chi scrive. Anzi, è probabile constatare che un reporter faccia i conti in tasca ad entrambe le formazioni – ne è un esempio Report. Si tratta di giornalisti fortemente interessati e coinvolti, certo, ma non politicizzati. Sono i cosiddetti watchdog journalists.
Altra cosa è vedere la sigla di una trasmissione di infotainment alla tv o leggere il titolo di un articolo su un quotidiano e sapere già quali toni troveremo nel contenuto.
A voi l’esperimento.

Related Posts

Tags

Share This

4 Comments

  1. Non posso fare una riflessione sul contenuto dell’articolo perche’ non ne sarei in grado. Pero’ vorrei dirti che, quando leggo delle analisi cosi’ lucide e profonde, provo una irresistibile ammirazione per la persona che cerca, nonostante lo squallido panorama informativo italiano, di interrogarsi, di andare avanti, di migliorare. In qualche modo sei un messaggio di speranza. Fin quando ci saranno persone che credono possa esistere un’informazione diversa da quella cui oggi siamo pigramente e tristemente abituati, questo mondo sara’ un posto migliore.

  2. Purtroppo quello che faccio non è ancora abbastanza e forse non lo sarà mai, ma è già qualcosa riuscire a coinvolgere nella riflessione persone estranee al “mio” settore 😉
    Le tue parole sono davvero belle, grazie di cuore.

  3. Un post lucido e molto interessante. Mi trovi d’accordo su tutto, anche se è quasi ovvio che i giornalisti di casa nostra poche volte, per come scelgono le notizie, per come le espongono, in particolare per come le semplificano e come soffiano sul fuoco dell’odio, poche volte meritano di essere letti o ascoltati.
    Io però continuo a sperare.
    Ciao

  4. Siamo già in due allora.. anche se credo che sperare non basti, è per questo che bisogna lottare – anche se a volte sembra davvero di avere a che fare con i mulini a vento..
    Ho molta fiducia nei giovani che condividono la mia passione, e credo che anche in Italia siamo sulla buona strada. L’urgenza che resta è di demolire l’ODG, visto che ci rende l’eccezione negativa nel panorama europeo/occidentale.

    A presto e grazie per avermi citata sul tuo blog!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *