Un premio a chi me la spiega

10 11 07 by

Non mi chiedete con che spirito martedì andrò a dare l’esame di Estetica con il professore che ha scritto i relativi libri di testo: questa è una frase qualsiasi, presa aprendo una pagina a caso, di un suo saggio sull’oggetto estetico. E questo gioco si può fare quante volte si vuole. Apri a caso, leggi, e provi un’intensa sensazione di precipizio. Un po’ come andare alle giostre.

Una tesi plausibile a questo riguardo è che il campo dei percetti, nel suo costituire lo strato primario dell’esperienza come relazione originaria antecedente alla distinzione mente-mondo, è più vasto di qualsiasi linguaggio-mondo, nella stessa misura in cui questo, a sua volta, è sempre più vasto di ogni sua esplicita categorizzazione e, quindi, di ogni sua assunzione per così dire “critica”.

Ah, dimenticavo, è sempre lui.

 

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10 Comments

  1. Così non vale, è terrorismo, quel libro devo studiarlo anche io… non vorrei dover fare come per l’altro libro di estetica… di cui ho letto una pagina sì e una no. Tanto non lo capivo lo stesso, almeno è diventato del 50% più corto 🙂

  2. Non mi resta cedere alla tentazione di risponderti con le sue parole: ciò conferisce un carattere di fluidità e di mutevolezza alla nostra identità nel tempo e suggerisce che la possibilità di orientarsi nella percezione consiste proprio nel fatto che i vincoli che si stringono non sono nè troppo stretti nè troppo laschi.
    Auguri anche a te allora! 😛

  3. questo perchè l’epochè attuata dal fenomenologo è trascendentale.

    In realtà ho citato da una pagina aperta a caso. A dirla tutta mi rendo conto che dietro la congerie di parole accessibili solo a chi è del campo c’è un significato comprensibile, solo che io “un ci ‘rivo” per dirla in toscano.

  4. ma nell’opera d’arte il confine è come gettato innanzi in una ulteriorità progettuale che mantiene la distinzione stessa come condizione della stessa intelligenza estetica dell’opera…

    credi ancora che dietro ci sia un significato comprensibile? 😛

    ma soprattutto, è un insegnante, uno che si esprime come si esprimerebbe parlando a chi è del campo?

  5. sfondi una porta aperta (cosa che se di là della porta c’è un abisso è anche pericoloso 🙂 )… comunque ho detto le stesse cose sia su Fadders – avendocela con l’altro filosofo del nostro corso che invece di insegnare si ammanta di saggezza con brani zeppi di citazioni in 3 lingue e scarsamente comprensibili a noi poveri umani – che tempo fa parlando col presidente del corso.

    Il punto è che andrebbe fatta una distinzione tra il docere (cioè insegnare a chi non sa) e il confrontarsi con altri che sanno già di cosa si parla.

  6. Già… e comunque io ho fatto filosofia alle scuole superiori, mi appassiona moltissimo (tanto che il libro di Warburton per lo stesso esame mi è piaciuto moltissimo), ma pensa chi viene da un istituto in cui non ha approfondito bene la materia e si deve confrontare con un linguaggio come quello che usa Desideri… e poi secondo me a prescindere da tutto, anche chi è del campo lo troverebbe ridicolo.

  7. Mi fa venire in mente quella scena di “Caro Diario” in cui Moretti tormenta il critico cinematografico che prova a dormire leggendogli i suoi articoli nonsense per Il Manifesto.

    In bocca al lupo. Hai tutta la mia comprensione ed affetto intellettuale.

  8. Grazie… ne ho bisogno 😉

  9. dM

    Di che ti lamenti?
    Ti copi un po’ di frasi su di un foglietto piccolo piccolo, e poi le citi così, “sbadatamente”, ad una cena di lavoro, commentando un quadro, oppure guardando pensosa fuori dalla finestra (ammesso che ci sia qualcuno che ti guarda, però!)

    Ciao
    Giovanni B.

  10. eheheh! buona idea 😛

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