Reportage dal Vangelo

28 09 07 by

C’è un reportage alquanto singolare, tra le testimonianze che anticamente scrissero gli studiosi italiani sulla Sardegna. Non tanto per i contenuti, caratterizzati come altri da stupore e meraviglia, e curati con chiare e precise descrizioni sugli usi e i costumi di questa isola mediterranea. Si tratta invece di una particolarità della forma, in quanto il libro scritto da Antonio Bresciani nel 1850, dal titolo Dei costumi dell’isola di Sardegna ha spesso come stile di narrazione il dialogo, tra l’autore ed altri partecipanti, che lo incalzano con domande ed espressioni di viva curiosità, nonchè con interessantissime similitudini con le vicende descritte da Omero e sulla Bibbia – i cui riferimenti sono scritti in lingua originale.

Chiaramente il linguaggio è l’italiano antico, tendente al dialetto toscano. Vi riporto, tra le tante sezioni della vita isolana – sugli abiti, sulle donne, sul carattere dei sardi, sulla religione, la medicina, il cibo, il matrimonio e via dicendo – una parte del capitolo sugli usi funerari, quando l’autore esprime una riflessione sull’attito sardo:

[…] Certissimo che la Chiesa, madre sì dolce e animata dallo spirito di carità e di perdono, non può patire, che in luogo de’ santi conforti ch’Ella dà in nome di Cristo a diligere i nemici, altri con velenose declamazioni, e con aspri detti infiammi gli esacerbati animi de’ parenti alla vendetta. Ogni cosa nell’Attito sardo concorre a stimolar le più crude passioni d’amarezza, d’ira, d’odio, di rancore e di rabbia. Di che avvengono gli assalimenti, e le tragedie che infaman l’Isola presso gli strani, e desolan le famiglie ne’ villaggi; e in quel primo bollore degli animi traripano in vendette inumane, in ispietatezze enormissime. Quante volte ne scannano il nemico, e trattogli il cuore, il recano alla bara dell’ucciso, quasi a trionfo di sua vendetta? Ovvero mozzogli il capo, e afferratol pei capelli ne portano a casa il teschio, e dicono al morto: «Vedi, allegrati, che non vai solo al sepolcro». […]

Breve nota: Sos attìtos sono antichi canti funebri del tutto partiolari, che fanno parte della tradizione sarda dell’interno. Si tratta di un rituale a metà tra il canto ed il pianto, che appare all’orecchio come un lamento: sas attitadoras, le donne che lo mettono in atto in casa del morto, sedute, esprimono dolore per la perdita del defunto, lodando le sue virtù e ricordando episodi della sua vita, accompagnando le parole di dolore al movimento ritmico del busto che si piega in avanti nella morsa della disperazione.

Purtroppo questa e altre tradizioni sono state quasi del tutto cancellate dalla Chiesa di cui parla Bersani, in quanto sos attìtos, come dice la parola stessa, avevano la funzione – oltre a quella di onorare il defunto – di attizzare la vendetta, nel caso la morte fosse stata causata.
D’altronde questo scrittore era considerato “un tipico esempio di retorica ottocentesca, chiesastica ed antipatriottica. Nel suo tempo faceva da contraltare a una per molti aspetti simile retorica anticlericale e risorgimentalistica”, come leggiamo nella relativa pagina di Wikipedia.
E paradossalmente, la maggior parte delle testimonianze sulle “civiltà perdute”, vengono proprio da uomini che, come lui, hanno appoggiato la demonizzazione dei culti “pagani”, spesso relegati al carnevale.

 

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