My sociology

30 07 07 by

Il sacro è ciò che trascende i nostri poteri di comprensione, comunicazione ed azione, dice Bauman. Il sacro è la soluzione originaria e primigenia al nostro essere deboli, finiti, terreni, impotenti, fragili e vulnerabili. Ma soprattutto è l’effetto della nostra consapevolezza sul fatto che non siamo in grado di comprendere “quella maestosa potenza che si manifesta nella pura e semplice grandiosità dell’universo”. Ecco che entra in gioco la paura cosmica, matrice di ogni religione: l’orrore e lo smarrimento di fronte all’ignoto, il terrore per la nostra perenne incertezza.

Ma mentre nei tempi passati questa impotenza veniva “risolta” con le istituzioni religiose, attraverso pratiche specifiche rivolte ad un essere superiore, ora la nostra soluzione tanto per cambiare è, indirettamente, il consumo. Dal momento che l’individuo moderno ha paura di porsi problemi di temporalità estesa, cioè che riguardano l’infinito, egli rifiuta il confronto con l’eternità. Egli rifiuta il confronto con l’anima, non riesce ad andare oltre il “qui” e l'”ora”. Oggi egli si interroga su problematiche molto più limitate e concrete rispetto al passato, non tende alla salvezza dell’anima o all’armonia con l’universo ma alla soddisfazione subitanea dei bisogni. E proprio perché l’individuo ha paura di non poter sviluppare una consapevolezza superiore e sa che la sua esistenza è imprevedibile, egli circoscrive le sue azioni e comprime le sue forze esclusivamente per le effettive esigenze umane.

“Se la mente di Dio è imperscrutabile, smettiamola di perder tempo a cercare di leggere l’illeggibile e concentriamoci su quello che noi, esseri umani, possiamo comprendere e fare. Siamo stati addestrati a smettere di preoccuparci di cose che apparentemente continuano a rimanere ostinatamente al di là del nostro potere e a concentrare la nostra attenzione ed energia sui compiti alla nostra portata, competenza e capacità di consumo”. Capacità di consumo! Certo, ora siamo assolutamente in grado di incamminarci tutti soli lungo un buio cammino intriso di beni di consumo e di fare shopping, ma non siamo più in grado di pensare alla morte, per esempio, non sappiamo più accettarla perché la scienza e il sistema ci insegnano l’una che la morte non esiste, l’altra che essa è controproducente. Certo, ora siamo assolutamente in grado anche di passare sopra i sentimenti per il denaro e arricchirci, ma non sappiamo più insegnare ai nostri figli qualcosa di veramente importante per la vita.

E che dire della domenica? Questo giorno sadico per noi uomini colpevoli e scontenti, che ci distrae dalle nostre benefiche distrazioni? La domenica ci esonera dalle faccende settimanali che fanno girare le ruote del nostro carro. La domenica, quando il nostro carro si ferma, noi ridiventiamo capaci di intendere e di volere: già, perché le domeniche ci mettono ogni cosa bene per iscritto davanti agli occhi, ogni domenica la nostra carta di identità si fa di nuovo viva, e ci ricorda di essere vivi, magari non nel modo in cui saremmo dovuti essere o avremmo voluto essere. E allora che fare? Un’altra intelligente soluzione è scaturita dalla mente dell’uomo: i centri commerciali! Di conseguenza il mondo che abbiamo creato è una fabbrica mortifera, perché spesso il sacro, oltre a essere sostituito con il consumo, a volte è invece sostituito dal nihilismo, la novecentesca malattia della mente nata in Occidente a causa del disagio della civiltà per la perdita di fiducia in scienza, progresso, capitalismo e democrazia, di cui parla il prof. Bechelloni. Questo è il livello in cui l’uomo tocca il fondo, questa corrente di pensiero è molto grave per l’umanità in quanto porta a disprezzare il mondo e sminuire la vita, a prendere le distanze da tutto. È la matrice culturale del terrorismo, è per questo che è necessario eliminarla. Perché viviamo per poco, ma abbiamo una certezza: la vita.

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3 Comments

  1. gio

    bella la foto e splendido il pezzo che mi trova del tutto d’accordo, brava

  2. Mi sembra un po’ troppo banale, e anche un po’ bigotto…ma almeno fa riflettere, non fa mai male 🙂

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