Chi sono io per chi?

24 07 07 by

Chi sono io per chi? Il tema dell’identità guardaroba di Bauman è lo spunto per la mia terza riflessione. Sono una studentessa di Media e giornalismo, una studentessa sarda a Firenze, una che non fa parte di nessun gruppo, una che ha l’accento strano. In Sardegna sono una studentessa universitaria che si è trasferita a Firenze, una fortunata, una coraggiosa, una da invidiare o da criticare per essersene andata. Ma sono anche una figlia rimpianta, che parla ogni giorno almeno un ora con sua madre, sono una nipote che dà orgoglio, una cugina da imitare; sono un’amica per confidarsi, una coinquilina un po’ introversa, sono un amore per la vita, sono una collega che passa inosservata; sono la fricchettona del liceo, sono la preferita della professoressa di italiano, la sciagura di quella di matematica e delle bidelle; sono la poetessa che ha pubblicato un libro “vero”, sono la figlia dell’erborista, sono la ballerina di un corpo di ballo, sono la polemica della classe, l’amica premurosa e permalosa… e oggi sono la scrittrice di un paper di sociologia. E chi mi conosce come chi crea confusione tra i corridoi del liceo, mi concepirebbe come poetessa? E chi mi conosce come poetessa, mi concepirebbe come ballerina di hip hop? E chi mi conosce come figlia rimpianta o nipote che dà orgoglio, mi concepirebbe come un’amante per la vita?

Uno studio afferma che all’essere umano bastano quattro secondi per farsi un’opinione su una persona che non ha mai visto. Quell’opinione è novantanove su cento sbagliata, dato che quattro secondi non sono affatto sufficienti, per ovvie ragioni, per capire con chi abbiamo a che fare. Eppure da quel momento in poi, da quel quarto secondo in poi tutto ciò che quella persona farà o dirà noi lo ricondurremo all’idea (sbagliata) che ci siamo fatti la prima volta. Ed ecco che, in bene, la gente si aspetta sempre qualcosa da noi, e in male, essa trova sempre qualche motivo per aggredirci o per boicottarci. E allora, come bisogna fare?

Ecco che entrano in gioco le identità guardaroba di Bauman: oggi abbiamo coordinate da seguire in tutti i rapporti interpersonali, proprio come abbiamo un abito nell’armadio per ogni circostanza. Un costume per il mare, un abito per il matrimonio, una tuta per la palestra, i jeans per uscire con gli amici, la divisa per lavorare e così via. Perché tutto ciò che ci riguarda è sistematicamente raccolto, filtrato e convogliato da tutti coloro che ci stanno attorno, e tutti lo fanno in modo differente se non opposto.

Per non parlare di quando ci chiediamo: “Cosa penserebbero gli altri?” , “Cosa avrebbero domandato? E cos’avrei risposto?” , tutte domande che ammutoliscono alcuni nostri istinti, visto che di vera identità non si può parlare: secondo Bauman infatti essa è in continua trasformazione, generata dalle esperienze, dalla moda, dai tempi, ecc. Ed ecco che allora il rapporto ideale diventa quello esclusivo e temporaneo, con una sola persona alla volta e per un periodo di tempo ben definito, a tempo determinato.

 

 

creativity and communication

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11 Comments

  1. Però le opinioni sulle persone si cambiano. 🙂

  2. A volte sì, ma bisogna avere la fortuna di un’occasione per poterlo fare! Spesso non diamo neanche la possibilità alle persone di conoscerci per quello che siamo e per farsi conoscere per quello che sono… 🙂
    E così chiudiamo delle porte che magari invece potevano essere lasciate aperte…

    ..è un mondo difficile e vita intensa!! 😛

  3. E’ il nostro retaggio da foresta, inutile tentare di modificarlo 🙂 La produttiva economicità della immediata categorizzazione va solo consapevolmente affrontata e vissuta. Nel tuo citare vi è già una risposta: siamo gruppo anche da soli 🙂

  4. Che riflessione interessante, come lo e’ l’immagine che hai scelto. E’ vero che in fondo decidiamo di indossare un ruolo per circostanze e persone diverse. Un’altra osservazione affascinante e’ che cambiamo personalita’ in contesti nuovi — specialmente quando i simboli che usiamo per la comunicazione (la lingua) e’ diversa.

    Il linguaggio del lavoro e’ spesso un altro rispetto a quello del gioco. Differenze piu’ grandi esistono tra lingue e culture diverse.

  5. Ho sempre pensato a quello che hai descritto molto bene in questo post. Penso all’essere visti in un certo modo da certe persone, di esser considerato solo per un certo aspetto o una certa attivita’. E spesso tutto questo non cambia anche se tu senti davvero di cambiare giorno per giorni, o di essere cambiato tanto nel corso degli anni. Sentirsi un po’ spezzettato in diverse “figure” che condividono un corpo ma poi sono cosi’ diverse per il ruolo che e’ stato loro assegnato da questo o quello… quanti pensieri mi hai scatenato nuovamente. Ho tante domande e poche risposte al momento. 🙂

  6. @dario: ma ti sei ingoiato un Treccani? 😛

    @valeria: hai aggiunto uno spunto interessantissimo, sono davvero contenta che nascano questo tipo di riflessioni insieme 🙂

    @christian: è questo il bello dei blog… puoi condividere ciò che vuoi con – potenzialmente – tutti! Quindi non esitare, le tue domande sono d’oro, anche – e perchè no, soprattutto – se non vi si trova risposta… 😉

  7. Ops 🙂 …credi? L’argomento mi interessa da tempo e forse ho dato qualcosa per scontato 🙂

  8. Comunque è davvero bello quello che hai detto… siamo gruppo anche da soli, non c’è cosa più vera… 🙂

  9. Non vi sembra di rinunciare un po’ alla vostra identita’??

    Fondamentalmente io non sono UN uomo, UN figlio, UN amico..

    Io sono io, indipendentemente dalla percezione piu’ o meno corretta che
    gli altri hanno di me.

  10. gio

    interessantissimo, che libri mi consigli di lui? sul web ne ho trovati una caterva….hai visto che nn sono solo io a farti consocere cose nuove! 🙂
    ps mi son preso anche la’ltro kapuscinsky

  11. @pedde: a quanto pare l’identità non esiste di per se stessa ma si distrugge, si ricostruisce, si evolve di momento in momento…

    @gio: in effetti Bauman scrive tantissimo, e i suoi libri sono tutti interessanti; comunque puoi prendere uno di quelli in cui nel titolo c’è la parola liquido… vai sul sicuro 😉

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