Una parola e una vertigine 2

13 07 07 by

(dal secondo paper che scrissi per Sociologia dei processi culturali comunicativi)

  

  

POVERTA’ GLOBALIZZATA

[…] La conformizzazione forzata al “progresso-regresso”, l’effetto deleterio della globalizzazione neoliberista, ha creato un’ineguaglianza sociale globale e non più nazionale, quella che ha dato il via alla corsa sfrenata e bestiale al profitto. Quella che ha globalizzato i ricchi con le loro ville e ha localizzato i poveri con le loro disgrazie radicalizzate su scala globale. La dipendenza reciproca tra i ricchi ed i poveri si è disintegrata: ora i ricchi non hanno più bisogno dei poveri per diventare e restare tali, di conseguenza non è più necessario per loro raggiungere dei compromessi. Questo è ciò che dice Beck. Dall’altro lato Bauman afferma esattamente il contrario, parlando di irreversibile dipendenza reciproca: “nuotare insieme o annegare insieme”. Perché nella società della modernità liquida nessuno può sapere che cosa lo aspetta, e un ricco risulta allora vulnerabile esattamente come un povero. “Da maledizione, la globalizzazione può diventare una benedizione per l’umanità”. […] 

GUERRA E GLOBALIZZAZIONE

[…] Riguardo la guerra Beck esprime la sua teoria della nuova politica postinternazionale, facendo riferimento al regime dei diritti umani che con l’etica cosmopolita legittimano l’abuso di potere degli Usa e degli stati partner europei, dando inizio a guerre atroci messe sul dizionario dell’altruismo sotto la voce “missioni umanitarie” o “crociate democratiche”. Ma il risultato non è un controsenso? Grazie a questi eroi, responsabili globali e moralisti della politica internazionale molti stati sono stati letteralmente svuotati del loro potere di sovranità e autodeterminazione, saccheggiati di valori e tradizioni (diversi ma non per questo inferiori o sbagliati), occidentalizzati, violentati e quindi resi violenti, domati con la forza e quindi resi indomabili. In altre parole, etica cosmopolita di responsabilità globale umanitaria che cela una politica imperialista, con tanto di relazioni clientelari, interessi petroliferi, concorrenza economica, mosse sulla scacchiera della geopolitica. Un abuso imperialistico della missione cosmopolita. Significativa a riguardo è la frase di Enzensberger citata da Beck: “Quattro quinti della popolazione mondiale vivono oggi in condizioni tali da schernire la retorica della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948.” […]

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