Lavoratrici agli antipodi

17 06 07 by

Le donne al lavoro nelle società tradizionali hanno mantenuto in tutto il mondo una connotazione a tratti sublime, quasi sacro. Sono donne che si identificano esattamente con il proprio ruolo, e nello stesso tempo instaurano tra di loro un legame solenne, implicito ma fortissimo.
In queste due fotografie, Edward Kim e Alexandra Avakian ci mostrano due piccole società femminili, dove il posto di lavoro coincide con la propria vita e soprattutto con la propria famiglia.
Il primo ci porta in Giappone, a Chiyoda, durante il festival della piantagione del riso. E mentre dei musicisti fanno schioccare dei rami di bamboo ed altri li accompagnano con i tamburi, le donne piantano all’unisono, in una danza tradizionale. Tutte sono vestite in modo identico, nel tipico abito antico ed il copricapo che protegge dal sole, e sono perfettamente sincronizzate. All’aperto, con il sole, ammirate dagli spettatori.

La seconda invece ritrae cinque sorelle iraniane mentre lavorano insieme nella tessitura di un tappeto. Questo succede spesso, tra le ragazze, dopo il quinto anno di scuola, mentre i loro fratelli continuano la loro istruzione anche oltre, e spesso in un altra città. Molte di loro lo fanno per guadagnare i soldi per il loro matrimonio, dato che per raggiungere la quota sufficente per la dote servono dai due ai cinque tappeti venduti. Nel loro lavoro sono completamente sole ed interamente coperte: anche loro vestite con abiti molto simili tra loro. La luce da fuori arriva giusto il tanto per poter vedere mentre si intesse, e l’unica direzione in cui possono rivolgere lo sguardo è l’enorme telaio tradizionale. Stanno con le gambe incrociate, sedute sulla parte apposita della struttura, e possono stare ore ed ore in quella posizione, per raggiungere il risultato migliore della giornata.

 

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2 Comments

  1. Complimenti, bel post e bel blog.
    Mi appunto il tuo nome, perché secondo me tra qualche anno “diventerai qualcuno”.
    In effetti stavo per dire che forse tra qualche nno leggerò i tuoi reportage su carta stampata…ma dati i cambiamenti in atto chi può dirlo se ci sarà ancora??
    Cmq il tuo nome me lo segno uguale! 😉

  2. Mah… cosa rispondere? 🙂
    Che il santo protettore dei reportage ti ascolti!! 😛
    Grazie davvero trinity!

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