Viaggianti agli antipodi

8 06 07 by

Il viaggio a confronto, tra chi lo offre come servizio e chi lo affronta come può: Albert Moldvay e George Steinmetz offrono due punti di vista sul tema del trasporto in Africa. Il primo ci ha lasciato una fotografia di Antisrabe, nel Madagascar, che ritrae gli autisti dei risciò in attesa alla fermata. La scelta dell’angolazione assicura una prospettiva che esprime al meglio il lato umano di questi mezzi, che devono utilizzare la loro forza fisica per guadagnarsi da vivere. Grazie a loro le vie di Antisrabe pullulano di colori vivacissimi, sebbene questi particolari autisti guadagnino pochi penny anche per viaggi piuttosto lunghi, e vi sia un’aspra concorrenza tra di loro. Come si può notare dalla foto, infatti, essi aspettano come automi – quasi come fossero animali da trasporto – senza guardarsi in faccia l’un l’altro.
E’ chiara, inoltre, la connotazione del tutto individualistica nel modo stesso in cui il passeggero viaggia, con l’esclusiva del mezzo.

Il secondo invece ci porta in Chad, a Faya-Largeau, dove un enorme camion è sfruttato come mezzo nella sua accezione più autentica: senza nemmeno un millimetro di spazio rimasto libero, trasporta una trentina di persone con i loro sacchi di riso, le loro stuoie per la preghiera, le coperte e ogni cosa possa servire loro per il viaggio, che si preannuncia come parecchio lungo. La condivisione è totale, ed i passeggeri sono stretti ed imballati proprio come i sacchi di riso su cui sono seduti. I colori non sono affatto vivaci, e si va dal beige all’ocra, dal grigio al marrone, in un’armonia cromatica che riflette lo spirito di adattamento del gruppo. In questo caso il viaggiare perde ogni connotazione turistica e di servizio, ma rappresenta una sorta di miracolo, di rara fortuna in un deserto difficile da attraversare.



 

Related Posts

Tags

Share This

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *