Il santuario della discordia

2 06 07 by

Questo è l’unico tempio al mondo dove la pace e la guerra sembrano non darsi fastidio a vicenda. Si trova a Tokyo e si chiama Yasukuni Jinja, letteralmente Santuario – shintoista – della pace nazionale. Già, letteralmente, perchè in realtà all’interno sono venerate le anime dei soldati giapponesi caduti in battaglia, compresi i criminali di guerra. Un luogo che è al centro di forti contestazioni, sia in Occidente che nella stessa Asia, soprattutto per via delle sistematiche visite al tempio del premier giapponese Koizumi.


Cristiana Ceci e Ian Buruma sono andati a visitarlo e ne hanno fatto un ottimo reportage, Storia del tempio che fa litigare il mondo, le cui splendide fotografie sono state scattate da Francesca Moscheni.
[…] Dentro, la retorica è fortissima, inquietante: spade, a
rmi e costumi di antichi guerrieri sono esposti accanto a maxischermi Panasonic su cui scorrono documentari della Seconda Guerra Mondiale, con i soldati ritratti mentre mangiano, mentre abbracciano i bambini e cantano con loro. Pannelli luminosi indicano graficamente l’avanzata del Giappone verso l’Asia, negli anni dell’imperialismo, poi, ma volutamente sottotono, la guerra e le bombe a Hiroshima e Nagasaki, la sconfitta, la registrazione della voce dell’imperatore Hirohito che per la prima volta parla al suo popolo dalla radio. […] Un simbolo di guerra, dunque. Nell’ultima sala ci sono le migliaia di foto dei caduti, tutte con nome e cognome, tutte con cimeli personali: militari soprattutto, ma anche le donne che lavoravano come infermiere, e bambini. E i kamikaze che nelle loro lettere scrivevano “ci ritroveremo allo Yasukuni”. […]


La mia opinione personale?
Il tema è controverso.
Perchè in effetti la saggezza dello Ying e dello Yang, la teoria degli opposti, ci insegna che l’armonia non può esistere senza che il bene e il male “cooperino”. E senza andare troppo lontano, i cristiani sono i primi che credono nella redenzione dei peccati, nel perdono, nella misericordia. Ma tra il ricordare con rispetto chi ha sbagliato e il venerare come divinità i kami del tempio – gli Dei, gli spiriti guardiani della nazione – mi sembra ci sia una forte differenza.
Come scrive Ian Buruma, forse in questo modo si offende ancora la memoria delle vittime. E’ come se il primo ministro tedesco andasse a pregare per l’anima delle SS e dei macellai dei lager, scrive nel suo reportage.
E allora, buonismi e sacralità a parte, viene il dubbio che davvero quello giapponese sia un popolo che, in fondo, non perde la radice bellica della sua cultura; una cultura che in tempi antichi fu così esaltata dai samurai, uomini d’onore che conoscevano l’arte della guerra.

Loro sapevano che il migliore era colui che aveva l’abilità di evitarla.
Ma questa è un’altra storia.



Per approfondimenti:
Santuario Yasukuni
Yasukuni Jinja – A message for the future

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5 Comments

  1. tania

    bello vale, ma dovresti continuarlo l’articolo… ps ho formattato il computer mi rimandi l’indirizzo dell’altro blog?
    ….e scommetto che sei già venuta a milano…?

  2. pensa che è già fin troppo lungo! perchè vedi, non è un articolo: i post devono essere ancora più corti di così, e io mi devo trattere 🙂
    il blog è uno strumento particolare, sai? ancora non la ho, una rivista mia 😉
    a proposito, la tua a che punto è?

    p.s. l’indirizzo dell’altro blog lo trovi a lato, sotto la voce linked kindlerya, il mio blog personale

  3. Amo il giappone la mia terra preferita, ci voglio andare al più presto … penso che solo in questa magica terra ci sia una fusione cosi perfetta fra antico e moderno fra arte e tecnologia ..grazie per gli approfondimenti e le foto…
    bellissimi gli alberi di ciliegio…

  4. Grazie a te per essere passato!!
    Quando ci vai, in Giappone, fammi un fischio 😉

  5. ..un tempo ho anche iniziato a studiarlo, il giapponese! 😛

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