Riti funebri attorno al mondo

20 05 07 by

Dall’America all’Indonesia, la morte assume da sempre valenze assai differenti, talvolta opposte.

Così scriveva il monaco zen Taïsen Deshimaru nella sua Autobiografia di un monaco zen:
[…] Fui pervaso fin nel più profondo del cuore dal sentimento dell’impermanenza di tutte le cose che mi era stato trasmesso da mia madre. La vita umana era effimera come i petali avvizziti, spazzati via dal vento. La nozione buddhista dell’impermanenza (mujo) faceva parte del mio essere più intimo. Niente nell’universo intero può resistere al tempo. Tutto ne viene travolto, tutto è condannato a scomparire o a mutare. Anche lo spirito, come la materia, è chiamato a trasformarsi, senza mai poter raggiungere la permanenza. Per questo l’uomo è costretto ad avanzare in solitudine, senza alcun appoggio stabile. Come è detto nello Shodoka, neppure la morte , che lascia ciascuno solo nella sua bara, è definitiva. Soltanto l’impermanenza è reale. […]

 

Alcune tribù di indiani d’America, ad esempio, usavano lasciare i cadaveri a decomporsi su piattaforme elevate, per non contaminare nè la terra – con le tombe – nè l’acqua – con la cremazione – . A Manila, nelle Filippine, i senzatetto vivono dentro il cimitero, che si è trasformato in un enorme “condominio” in cui vivi e morti convivono – con tanto di televisione – spartendosi la tomba come letto. Ci sono moltissime curiosità riguardo i riti funebri nel mondo, come ad esempio quello indonesiano che prevede che il luogo di sepoltura dei bambini morti prima di sviluppare i denti sia scavato dentro i tronchi degli alberi, perchè si tratta evidentemente di creature che appartengono ancora totalmente alla natura.

Dopo questa brevissima introduzione, vi voglio riportare le parole di meraviglia di Rousselet, che nel 1864, durante il suo viaggio in India, scriveva:

[…] Il Tadgi Mahal [Agra, Bengala], la meraviglia dell’India, si erge sulla sponda del Jumma, elevando la sua mezzaluna dorata a duecentosessanta piedi sopra il livello del fiume. Sin dalla prima visita è impossibile non ammirare una tale bellezza […] Il Tadgi sarebbe per un architetto o un artista compenso sufficiente della lunghezza del viaggio, poichè nessuna penna può rendere giustizia a questa incomparabile bellezza, alla meravigliosa sua grandiosità.
Avviandomi al Tadgi per la festa del Maharajah Scindia, mi chiesi se non fosse una profanazione il trasformare in un luogo di divertimento una tomba. Ma i musulmani dell’India non paiono provare per le tombe i sentimenti che esse ispirano a noi. In tutti i tempi vediamo gli imperatori costruirle mentre sono in vita, circondarle di giardini ameni, e recarvisi a diporto. Dopo la loro morte, questi giardini diventano il ritrovo degli amici superstiti, i quali amano discorrere, sotto quelle ombre, delle gesta del defunto, e ne fanno assistere lo spirito ai loro spassi. L’idea è certamente meno lugubre della nostra. […]

tomba dei giganti sa Ena e Thomes (Dorgali, Nuoro)

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7 Comments

  1. marina

    Ricordo il cimitero di croci senza fiori e senza nomi, ad Hammamet in riva al mare, su una spiaggia adiacente una strada trafficata…
    Per i cristiano-cattolici può sembrare una bestemmia…

  2. gio

    bellissima questa sezione sui reportage!! non l’avevo notata prima…a proposito di riti funebri nel mio recente viaggio-reportage in camerun ho assistito a un funerale….per loro è molto importante come cerimonia, forse la piu’ importante che ci sia; il defunto era morto due settimane prima della data scelta, tempo che evidentemente è servito a completare tutti i preparativi considerando che lasciava tre vedove e decine tra figli e nipoti…. La festa è andata avanti per ben due giorni tra messe veglie e balli….esperienza molto forte e che da’ un’idea molto chiara dell’approccio che hanno con la morte queste popolazioni( di religione cattolica, ma con un fortissmo influsso delle tradizioni animiste).

  3. grazie gio 🙂
    il tuo reportage in Camerun dove lo possiamo vedere?

  4. gio

    sul mio sito ancora non c’è, potete vedere un primo editing linkando qua

    http://www.fotoarts.org/galleria_serie.php?idserie=183&send=1

    e spero presto su qualche rivista, attendo news dall’agenzia e incrocio le dita 🙂
    ciao gio

    http://www.giovannipresutti.it

  5. Complimenti!!
    Alcune sono veramente molto belle… 🙂

  6. gio

    mercy valeria 🙂

  7. Giorgia

    Ho trovato molto suggestivo il rituale degli sposi tailandesi e buddisti con una bara condivisa. Il rituale funebre aiuta a comprendere meglio le varie culture. Recentemente ho letto un approfondimenti sul Focus di dicembre, ci sono i vari trattamenti post mortem in giro per il mondo.

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