Dying Life

16 05 07 by

In un commento al post precedente, aLe mi ha dato uno spunto di riflessione interessante.

Mi chiede infatti della chiusura dello storico giornale americano Life, una pietra miliare nell’ambito del fotogiornalismo e del reportage, di cui oggi si vendono alcuni preziosi reperti su ebay.

Per tutto il Novecento i grandi fotografi che hanno collaborato con la rivista hanno immortalato il mondo con uno stile unico, da veri professionisti. Per citarne uno tra tutti, Robert Capa, che ha dato – letteralmente – la vita per questa rivista.


Questo esemplare da collezione è stato fondato nel 1936, ma ha avuto sempre una vita piuttosto travagliata. Infatti aveva chiuso i battenti una prima volta nel 1972, era tornata nel ’78, e poi si era di nuovo spenta nel 2002. Ma dopo alti e bassi, la leggendaria rivista ha deciso ora di chiudere definitivamente, e la motivazione che l’azienda ha dato è legata al “declino del business dei giornali”.

Il che in Italia può sembrare un proverbio popolare, un luogo comune, un meme, una frase retorica o una filastrocca sentita sin da bambini. Eppure anche nel “Paese del quarto potere” si iniziano ad intravedere gli orizzonti difficili per la carta stampata. Con la differenza che, non appena avvistati, “quelli dell’obiettività e dell’efficenza” si sono subito rimboccati le maniche ed hanno sperimentato – veramente – la crossmedialità dell’informazione, facendola sedere al posto della multimedialità di cui noi ancora tanto ci vantiamo.

La promessa di Life, infatti, è che resusciterà on-line.

La verità però è che si tratterà, molto probabilmente, di un mero archivio dei capolavori del XX secolo, dato il numero elevatissimo dei licenziamenti alla Time Warner, l’azienda da cui è nata, tra le altre, la rivista morente.
Peccato che ci venga sempre ricordato così bruscamente che è l’economia a reggere il mondo. E non altro – la passione, l’arte, la condivisione.

Mentre a volte, come nel caso di un
lutto, bisognerebbe abbassare la testa e farlo, un passo indietro.


[…]
La
parola scritta diventa rapidamente obsoleta: una notizia vecchia è un ossimoro. Invece le fotografie vecchie continuano a richiamare la nostra attenzione, e credo sia proprio questo lo spartiacque tra le ambizioni dei fotografi e quelle dei giornalisti. L’ambizione di creare opere che non perdano mai d’interesse è la base portante di questo lavoro.
(John Loengard)


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3 Comments

  1. aLe

    Kindlerya…che piacere averti conosciuta oggi! E soprattutto che piacere leggere il post che mi hai dedicato…a questo punto non mi resta che sperare che Life venga interamente trasferito online, perchè una rivista del genere non può sparire nel nulla!

  2. Il piacere è stato tutto mio cara Ale!! Ed è stato un piacere anche poter affrontare una tematica “on demand” 😉
    Anch’io avrei voluto tanto che fosse solo un traferimento della rivista on-line, ma a quanto pare resterà solo una “fotografia” di una cosa del passato…

    Comunque se vuoi mi puoi mandare le foto di cui mi hai parlato oggi sulla mail!

  3. Cara Kindlerya (ma che pseudonimo complicato ti sei scelta!), visto che condividiamo la stessa passione per il foto reportage, eccomi con qualche riflessione su questo articolo di Life.
    Non credo che la chiusura sia collegata solo alla crisi della carta stampata, quanto piuttosto ai costi editoriali della gestione di un progetto come quello. Prova a pensare a tutti i grandi fotografi che vi lavoravano, e che stavano fuori per settimane (o per mesi qualcuno, tipo Eugene Smith, il mio preferito) per produrre un (uno = 1) reportage. E quel modello economico/aziendale non ha retto alla sfida dei tempi (oggi, poi, che le foto si comperano in massa dalle agenzie!).
    Peccato? Si, un grande peccato.
    Tutto è perduto, dunque? Non credo, almeno, spero. Il web è “pieno” di bravissimi foto-reporter, che pubblicano gratuitamente e per passione i loro lavori. Si tratta solo di scovarli, e di dare loro visibilità. E’ quello che stiamo cercando di fare qui, a http://www.delMondo.info (e su http://www.theViewPoint.org). certo, è un “lavoro” (tra virgolette perchè non ci ricaviamo neppure una lira) lungo e impegnativo, ma appassionante.
    Quindi… una speranza c’è!
    Ciao Giovanni B.

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