L’ultima briciola

10 05 07 by

Non mi era mai capitato di piangere per la fine di un corso.
La fine delle lezioni di Enrico Bianda è più che la fine di un corso, semplicemente perchè non è stato un corso. E’ stato un percorso, attraverso le viscere del reportage in tutte le sue forme, dalle fiabe al cinema passando per radio e televisione. L’enorme bagaglio umano e culturale di questo grande professionista traspare dai suoi occhi, dalla sua voce, dalle parole che sceglie per esprimere pensieri acuti e sempre sorprendenti.
La varietà degli esempi di ottimo reportage – assai differenti per provenienza, linguaggi, crossmedialità e format – sui quali di volta in volta ci ha aiutato a riflettere, testimoniano la sua estrema sensibilità al tema della narrazione. Sensibilità che oggi – ultima lezione in assoluto – ha tocc
ato il suo punto massimo nel discorso sulla prospettiva che la frenesia ci sta impedendo di cogliere.
Grande reporter e grande maestro. E’ un vero peccato non conoscere anche solo una delle sue parti: un privilegio è invece restare assorti nella lettura del suo articolo Daumantai, la terra attorno alle croci e avere la fortuna di sentire da lui della storia di quella Lituania passata attraverso il restringimento della sua clessidra, per la narrazione dei nuovi Peasi membri dell’Unione Europea.
Condividendo poi
una parte di me con il suo percorso personale, sento ancor più forte la perdita che oggi, dopo poche briciole di cui questa pseudo università ci ha permesso di godere – ma di cui non ha saputo comprendere il valore -, la
nostra fragile formazione deve subire.

[…] Siamo a Novoli, Polo delle Scienze Sociali, Via della Pandetta.Un muro di lamiera separa il cantiere della mensa universitaria (dimenticata dai progettisti ed aggiunta in corso d’opera: costruire per vivere tenendo conto delle esigenze di cittadinanza?) dal principale viale della cittadella universitaria.

Gli studenti, coloro che abitano questi luoghi, hanno trasformato questo muro in bacheca-tatzebau, dove comunicare, dove orientare l’intera comunità su iniziative, affitti, feste, compravendita di libri e fotocopie e altro ancora.Un muro di lamiera si trasforma in spazio per e della comunicazione, nella forma primordiale del rapporto tra architettura e spazio sociale: strumento di comunicazione tra cittadini.

Allora perché, proprio per recuperare questo rapporto, e per risanare, nel caso ve ne fosse bisogno, il rapporto tra amministrazione e città, non provare a trasformare tutti questi interstizi – i grandi pannelli che circondano e proteggono i cantieri – in oggetti per la comunicazione, dove parlarsi e provare a capire che cosa stiamo diventando?

[Enrico Bianda da Rosso Fiorentino, Novembre 2004]

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5 Comments

  1. ABS

    “La fine delle lezioni di Enrico Bianda è più che la fine di un corso, semplicemente perchè non è stato un corso. E’ stato un percorso.”

    Molto bello questo passaggio, dai davvero l’idea che si sia trattato di qualcosa di veramente speciale.

  2. Passo spessissimo di qua, ma non lascio quasi mai commenti.

    E’ che, dopo aver letto i tuoi post, che sono sempre così intensi e densi di significato, rimango senza parole.

    Un silenzio riflessivo e assorto.

  3. è bellissimo quando un corso ti coinvolge e tratta di argomenti che ti interessano ed oltretutto in modo coinvolgente.ed è raro dispiacersi per la fine di un ciclo di lezioni.non c’è nulla da fare;quando un professore insegna per il piacere di farlo e lo fa volentieri, questo arriva ai suoi studenti.in diversi mi hanno parlato bene delle lezioni di E.Bianda, quindi lodi lodi…

  4. Mi sembra di capire che tra Sofi e Bianda qualcosa di bello e soprattutto di qualità nelle Università italiane c’è ancora.
    Brava tu che sei così predisposta alla “mobilità mentale”. 🙂

  5. Da poco è iniziato il suo corso a Novoli e lo sto seguendo; una delle prime impressioni è il fatto che appena lo senti parlare hai la sensazione che sia una persona dalla quale si avrà molto ma molto da imparare… 😉

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