Folleggiar in altri mondi

9 05 07 by

A volte la vita è una sfida, e bisogna accettarla, diceva qualcuno.
Ci sono cose in cui si fa fatica a credere, cose a cui non si avrebbe mai pensato. Ma che arrivano come un tornado a sconvolgere insicurezze, paure e debolezze. E allora ci si rende conto che la sfida, anche dove appare spaventosa, è necessaria.
L’importante è guardarla negli occhi con forza, fiducia e, soprattutto, creatività. Solo così un’oscura minaccia può diventare un’insostituibile dono.

Quella che vi propongo oggi è una confessione di Lina Coletti, una delle grandi firme de L’Europeo degli anni Settanta, che dalla sfida della vita ha saputo trarre una delle carriere più soddisfacenti della storia del reportage italiano. Ha fatto una scommessa con se stessa e l’ha vinta, con un coraggio ed una determinazione che le hanno permesso di girare il mondo con una penna in mano. Ha viaggiato per il mondo, incontrato persone agli antipodi della società, intervistato celebrità come Alberto Sordi, Sofia Loren, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Steven Spielberg, e poi Moretti, Benigni, De Filippo. E moltri altri ancora.
La vita di questa grande donna, di questa grande giornalista che scrive con una naturalezza ed una disinvoltura uniche, è la prova che il vero giornalista è spinto dalla curiosità, dall’ingenuità, dallo spirito d’avventura e, inevitabilmente, da un briciolo di follia.

[…] Giglio non era uso passar sul corridoio opposto. E però una mattina mi s’affacciò alla porta. E i suoi occhi fissarono i miei, così bistrati, e sorpresi. Lui disse, burbero e veloce, “Vuol venire a L’Europeo?”, ed io sentii il rossore riscaldarmi su fino alla fronte. E nel contempo il cervello annacquarsi.Gli occhi rigati di bistro s’abbassarono sulla macchina da scrivere. Non ci avevo mai pensato. Non l’avevo mai sognato. E tantomeno sperato. Di botto l’odiai, convinta fosse uno scherzo. Stupido e crudele. E allora “Come scherzo non mi pare un granché”, dissi. L’Europeo di Pierini, di Venè, di Scianna, d’Ongaro, di Moroldo, di Magrì… E lui adesso lì con la sua fama da orso… Ripresi a picchiettar sui tasti furiosa. Li picchiettavo a caso. Battendoli senza senso. E solo dopo, forse un secondo, capii che se n’era andato. E allora odiai me stessa. Per le paure vestite di sbruffoneria. Per i dubbi che sempre erano stati più forti d’ogni certezza. […]

Related Posts

Tags

Share This

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *