L’odore di verdura marcia

8 05 07 by

Questo è un tesoro che non poteva assolutamente mancare dopo il post precedente. E’ l’intervista di Tiziano Terzani a Carta Bianca, programma condotto da Leandro Manfrini, del 1987. Dura un’ora, ma è un’ora di grande valore. Penso che ognuno, davvero ognuno di noi, nella vita, debba sentire almeno una volta quello che diceva a voce questo grande uomo, molto più di quanto non scrivesse.

Dal primo secondo fino alla fine, queste sue parole rappresentano per me qualcosa di grande, un insegnamento profondo ed estremamente illuminante. Parla dell’importanza delle piccole cose, della vita della gente, degli odori dei luoghi. Racconta della seconda infanzia del reporter di guerra, la guerra che riporta tutto all’essenzialità della vita, quando la sopravvivenza dipende da uno sguardo o da un sorriso, e di come nello stesso tempo la brutalità della realtà rappresenti un test di moralità per un uomo che la deve descrivere. Esprime anche, con grande umanità e lealtà, la paura, i dubbi sul rischio che si corre ogni giorno a stare in prima linea per poter poi raccontare delle storie che la gente legge distrattamente sul tram. Ma racconta, soprattutto, del suo interlocutore, di “quel signore che ogni lunedì va a comprarsi questo settimanale” – Der Spiegel – e con cui ha fatto un grande patto: di nessun partito, di nessuna fede, di nessuna massoneria ideologica. Semplicemente, una promessa: “sono così, vado, e poi te lo racconto”.

“Io sono i suoi occhi”,dice nell’intervista. Affronta così il tema della sua ostilità al giornalismo anglosassone, alla sua presunta obiettività, al suo pesare le parole. Uomo dalla grande passionalità, Tiziano Terzani si è sempre preoccupato prima della partecipazione, del coinvolgimento, l’unico modo per poter scegliere, premurosamente, gli aggettivi. “Il vero filtro è il tuo io”, afferma: “voglio raccontare l’odore di verdura marcia di Saigon, del tramonto dei tropici perchè senza quello, quella storia è uguale nel Burundi, o in Nicaragua”. E allora non è più importante mettere insieme soggetto predicato: ma raccontare la Storia, dalla storia quotidiana di un Paese.

Questo è il suo messaggio, un messaggio dall’incisività immortale: per sopravvivere all’estinzione del ruolo del reporter, con la“elettronizzazione” dei media, l’unica soluzione per salvarsi è creare un proprio spazio vitale in cui si vive con l’io, in cui si racconta con gli altri occhi dell’io, perchè nessun satellite racconta l’odore, le emozioni e i colori che contribuiscono a creare valori e ideali.

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4 Comments

  1. Terzani è stato un grande, sarà difficile avere un altro reporter italiano del suo calibro!Ma non si può mai dire…

  2. “se oltre al corpo siamo anche qualcos’altro, quel qualcosa non viene però nutrito bene, non viene annaffiato. Mentre i nostri i sensi sono continuamente rimpinzati di tutto quel che possono desiderare -suoni, odori, cose da vedere- l’anima, se esiste, fa la fame, è assetata.” [T.T. “Un altro giro di giostra”]
    Bellissimo post.

  3. @l.t. Temo anch’io che sarà difficile, ma secondo me ci sono persone del suo calibro, la differenza è che magari lui è stato molto coraggioso, testardo ed estremamente “chiacchierone”. Chissà quanti grandi reporter italiani ci sono, che non si vedono in televisione né in libreria e che quindi non si conoscono. Terzani aveva una faccia tosta insuperabile 🙂

    @sara: grazie di cuore per la tua citazione, vedo che abbiamo una cosa in comune 🙂

  4. Anonymous

    GRANDISSIMO LEANDRO MANFRINI, CHE E’ RIUSCITO A FARE UNA BELLISSIMA INTERVISTA AL MITICO TIZIANO TERZANI, INTERVISTA ANCORA ATTUALISSIMA NONOSTANTE SIANO PASSATI 20 ANNI… DA NON PERDERE!

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