Il cuore, il bisturi e la clessidra

6 05 07 by

Vi siete mai chiesti dove stia il segreto del vero reportage? Quali siano i misteriosi meccanismi che tengono in piedi capolavori indiscutibili?

Carta stampata, radio, televisione, cinema, web: mille canali e format ed altrettante cifre stilistiche per narrare mondi e società, ma un solo segreto è alla base di tutto.
Che non è una regola, una formula o qualche altro dogmatico precetto. Tutt’altro. E’ una dose di umanità che non si studia a tavolino ma che si comprende, che si fa propria nel tempo, è una disposizione interiore che permea il bagaglio cognitivo del reporter permettendogli di interpretare la realtà con altri occhi.

Il percorso attraverso cui il reporter deve far passare il suo racconto è lo stesso che fa la sabbia dentro una clessidra. Certo, si deve partire da un generale socialmente riconosciuto. Ma il reportage è una sfida persa in partenza se si cerca di restare in bilico nella vastità di un macrotema: si dovrebbe restare aggrappati, in alto, alla teoria, ad un punto di vista globale, costringendo il fruitore ad un distacco emotivo che non giova minimamente alla sua formazione.

La narrazione deve invece scendere verso il restringimento della clessidra, deve giungere al particolare, al personale; deve mantenere l’equilibrio in punta di piedi dentro le viscere della questione. La grande Storia passa così attraverso l’imbuto della piccola storia, in modo da essere sondata con il bisturi del reporter. Che va a cercare facce, nomi, sensazioni, provocando empatia in chi lo segue.

E’ solo scendendo al livello minimo, solo abbassandosi alla genuinità della realtà ed arrivando quindi nel punto in cui il macrotema non può essere scomposto oltre, che si possono fornire le chiavi di lettura necessarie alla comprensione del fenomeno, che d’altronde è sempre un fenomeno sociale. E se la società è composta di individui singoli, di singole storie, singole emotività, come raccontarla senza scomporla?

E’ soltanto una volta passato attraverso il restringimento del campo visivo, che il reporter può, in conclusione alla sua storia, riportare il discorso ad un livello di nuovo generale, fornendo molteplici interpretazioni possibili ed annunciando con fermezza – ancora più chiaramente di quanto non abbia fatto durante il suo percorso – la sua personale posizione.
In questo modo nasce una fiducia profonda, senza la quale non esisterebbe il giornalismo.

La metafora della clessidra è del grande Enrico Bianda.

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1 Comment

  1. Una perfetta poetica del reportage. Concordo in tutto e per tutto!

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