L’antenato di tutti i reportages

30 04 07 by

Non si può di certo dimenticare Marco Polo, esploratore ed avventuriero d’altri tempi.
Egli partì nel 1271, a soli diciassette anni, ed insieme a suo padre e suo zio viaggiò in Oriente per ben ventiquattro anni, percorrendo la cosiddetta via della seta. Ma nonostante egli partisse come mercante, Il Milione rappresenta il primo esempio di prosa “scientifica”, in cui si nota un’intenzione volutamente esplicativa.
Egli infatti volle catalogare il mondo in ordinate divisioni, specificando la geografia e l’economia dei paesi raggiunti, e dettagliando gli usi e i costumi dei popoli conosciuti. E, quel che è più strabiliante per l’epoca, lo fa con un linguaggio semplice, diretto ai lettori più disparati. Lettori a cui si rivolge con la premura di chi vuole riportare, di chi vuole portare indietro, a mani aperte, tutte le meraviglie che ha visto con i suoi occhi.
E meno male allora che fu fatto prigioniero, durante la battaglia di Curzola nel 1298. Riporto il primo capitolo della sua opera, scritta sotto sua dettatura da Rustichello da Pisa – suo compagno di prigione – proprio in quegli anni.

Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti d’Erminia, di Persia e di Tarteria, d’India e di molte altre province. E questo vi conterà il libro ordinatamente siccome messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide. Ma ancora v’à di quelle cose le quali elli non vide, ma udille da persone degne di fede, e però le cose vedute dirà di veduta e l’altre per udita, acciò che ‘l nostro libro sia veritieri e sanza niuna menzogna.

Ma io voglio che voi sappiate che poi che Iddio fece Adam nostro primo padre insino al dí d’oggi, né cristiano né pagano, saracino o tartero, né niuno uomo di niuna generazione non vide né cercò tante maravigliose cose del mondo come fece messer Marco Polo. E però disse infra se medesimo che troppo sarebbe grande male s’egli non mettesse in iscritto tutte le maraviglie ch’egli à vedute, perché chi non le sa l’appari per questo libro.

E sí vi dico ched egli dimorò in que’ paesi bene trentasei anni; lo quale poi, stando nella prigione di Genova, fece mettere in iscritto tutte queste cose a messere Rustico da Pisa, lo quale era preso in quelle medesime carcere ne gli anni di Cristo 1289. […]

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