Sakura no kamikaze

27 04 07 by

L’articolo che vi propongo oggi (titolo originale: Fior di kamikaze) è di Renata Pisu, dalla sua raccolta di storie dell’Asia che si chiama Oriente Express (2002). Grande conoscitrice della Cina sin da prima della rivoluzione culturale di Mao, nel 1984 si è trasferita da Pechino a Tokyo, dove è rimasta fino al 1988. Nel 2002, a un anno di distanza dall’11/09, ci confida il segreto dei kamikaze e della loro filosofia floreale, tutt’altro che macabra e, anzi, paradossalmente primaverile. E nel “riportarci” l’essenza del Giappone in un periodo dell’anno che tutti attendono con impazienza, ci offre lo scorcio di un Paese che, seppur occidentalizzato, mantiene le peculiarità più intime dei tempi antichi, quelle dei Samurai.


In Giappone i ciliegi, ques’anno, fioriranno il 25 di marzo, o il 27, in leggero anticipo. E’ un evento che tutti attendono seguendo i bollettini che radio e televisione comunicano ogni giorno annunciando l’avanzare del “fronte della fioritura”, quasi si trattasse di un esercito in marcia. Si discute su dove sia meglio andare per godersi lo spettacolo, si organizzano per tempo gite fuori città e quando, finalmente, sbocciano le gemme sui rami, quello è il giorno in cui si esce tutti, impiegati dagli uffici, studenti dalle scuola, pensionati e casalinghe da casa, per andare a far festa all’ombra del più caduco dei fiori, il piccolo sakura dal profumo quasi impercettibile.

Ha scritto il poeta Motori: “Se vuoi conoscere lo spirito del vero giapponese, pensa al ciliegio in fiore illuminato dal sole”. E un antico proverbio dice: “Il ciliegio è il primo tra i fiori, come il guerriero è il primo tra gli uomini”. Sono riuscita a capire il senso di questo proverbio che paragona il guerriero al al fiore di ciliegio soltanto quando sono andata in visita al Tempio di Yasukuni, a Tokyo, una sorta di Parco delle Rimembranze dove si onorano i caduti di tutte le guerre. Accanto all’immagine di un kamikaze, un ragazzo di diciassette anni, morto il 20 aprile del 1945, era riprodotta la lettera che aveva scritto alla madre prima di salire sul suo aereo-bara per andare a schiantarsi, bomba umana, contro una portaerei americana. Nella lettera stava scritto: “Cara madre, com’è dolce la primavera per me da quando so che cadrò puro come un fiore di ciliegio…”.

Forse i giapponesi che oggi vanno a ammirare i ciliegi in fiore non si portano in cuore questi ricordi di morte, ma penso che prediligano questo fiore per la sua caducità che permette il massimo dei piaceri, cioè “cogliere l’attimo”. Un piacere con una venatura di tristezza, perchè lo spettacolo appena cominciato sta già per finire, i fiori cadranno nel breve spazio di una settimana. Cadranno, e sarà un sollievo perchè un simile trionfo di bellezza non può essere sopportato troppo a lungo; cadranno, e sarà una tristezza perchè la loro sorte ci rende consapevoli della nostra. Comunque, ogni anno, stessa fioritura, stessi pensieri, stessi sospiri, stesse sbronze, stesse risate, all’ombra dei ciliegi in fiore celebrando un rito che, per il suo ripetersi sempre uguale, rende eterno il fiore effimero del ciliegio.

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