Reportage di anime

25 04 07 by

Io cerco cuori non pieni di politica. Altri hanno raccontato tutto quel che avevano visto, sentito, toccato di là dalla cortina di ferro: a me nell’uomo interessava l’uomo, e nella donna la donna.

Così la grande Anna Maria Ortese esprime la sua sensibilità per la natura umana. Sensibilità che, in tutti i suoi ottimi reportages, si percepisce nella ricerca di quell’ombra, dietro uno sguardo, che fa la vita di una società. La seguente citazione è tratta da un suo reportage del 1954, nel pieno della sua attività, durante il suo viaggio in Russia.

[…] Mi erano bastate poche occhiate a rendermi conto di tutto. Questa era la più bella gente che avessi incontrato finora. Erano russi fino alla radice dei capelli e, come gli Ivanovic, soltanto russi. Nulla del controllo e del calore ghiacciato ch’era nella voce e negli occhi dell’inteprete. Qui, il fuoco era liquido. La rivoluzione non era passata, non era mai stata. C’era una specie di latente follia.
Lei aveva un corpo vigoroso e snodato, un bel collo, una pelle pura. Era vestita con una vaga noncuranza, di roba fina. Il suo sguardo era liscio come la seta, ma dietro si scorgevano continui lampi, come in un cielo d’estate. Sergio Varussin (almeno così mi suonò il nome), il marito, sembrava più piccolo di lei, era un giovane sui 30 anni, smilzo e, mi parve, di una struttura perfetta. Era biondo, e il suo sorriso distaccato, lontano.
Pietro Ilic era uno che sarebbe stato notato in una folla di cento giovani ufficiali ugualmente belli. Più che un giovane, era una specie di dio. Il corpo era quello di un leone. La testa quella di un fanciullo. Aveva una tale selva di capelli ricciuti e biondi, da dare fastidio. Sotto quei capelli, la fronte era marmo. Sotto quel marmo, gli occhi di un azzurro cupo, velato come l’azzurro dei neonati, fissavano lontano, immobili e scoraggiati. Ilic era triste fino alle lacrime, e a quella tavola, in quella gaia riunione, questa era una cosa che sconvolgeva. Io compresi solo due giorni più tardi a cosa fosse dovuta. […]
Liza, Sergio e Ilic mi parvero, avvolti in quella luce, incandescenti, erano straordinari e, fosse lo champagne o la stanchezza, sentii i miei occhi inumidirsi. Essi mi guardavano con tutta dolcezza, come se in quella parte del tavolo, invece di una straniera, vi fosse una persona nota e lungamente ricordata. Era una sensazione che dovevo provare più volte, in Russia: fuori o dentro l’ideologia, non vi è nessuna barriera tra un cittadino russo e uno straniero. Si stabiliscono immediatamente, in ogni ambiente, intese tenere e strane, si masticano gli stessi fili d’erba. Non ha importanza di che partito siete, ma come amate. […]

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1 Comment

  1. Sinceramente non conoscevo questa reporter e devo dire che sono rimasto molto colpito. Abbiamo una grande tradizione di reporter in Italia!:)

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