Sogno o son desktop?

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Mi chiedevo se sia vero che l’uso e l’abuso di Internet determinino una dipendenza vera e propria, esattamente come succede con l’abuso di tabacco, droghe, alcool, gioco d’azzardo e quant’altro. Questo problema viene chiamato Internet Addiction Disorder (IAD), retomania o anche internet-dipendenza e a quanto pare non è affatto meno grave dei sopracitati disordini mentali.

Si tratta di comportamenti rischiosi di eccessivo consumo, che spesso sono accompagnati dalla drastica riduzione di reali esperienze di vita, nelle relazioni con gli altri come con se stessi (ad esempio, leggere un libro o fare una passeggiata). L’abuso nell’utilizzo delle informazioni disponibili in rete, infatti, può portare ad un sovraccarico cognitivo che satura il cervello, riducendo l’attenzione razionale; contemporaneamente il conseguente isolamento sociale sostiene il ricorso ad Internet per cercare occasioni di socializzazione virtuale che possono sconvolgere i delicati equilibri dell’identità, creando la possibilità di sperimentare ruoli e parti del Sé altrimenti non sperimentabili nella vita reale che, tuttavia, accrescono il numero di ore trascorso on-line, con il risultato che si può finire incollati ad una sedia e ad un monitor per giornate intere, rinunciando a salutari e “reali” esperienze di vita (Dott.ssa Monica Monaco).

Vi riporto una parte dello studio del famoso psichiatra Goldberg che negli anni ’90 propose dei metodi innovativi per diagnosticare la IAD. Queste sono le tre tappe nel percorso della patologia:

Prima tappa verso la rete-dipendenza o “fase iniziale”
E’ caratterizzata dall’attenzione ossessiva e ideo-affettiva a temi e strumenti inerenti l’uso della rete, che genera comportamenti quali controllo ripetuto della posta elettronica durante la stessa giornata, ricerca di programmi e strumenti di comunicazione particolari, prolungati periodi in chat.
Seconda tappa o “tossicofilia”
E’ caratterizzata dall’aumento del tempo trascorso on-line, con un crescente senso di malessere, di agitazione, di “mancanza di qualcosa” o di “basso livello di attivazione” quando si è scollegati (una condizione paragonabile all’astinenza). Inizialmente ciò era accompagnato anche da un notevole aumento delle spese, che spesso rappresentava un lieve fattore di inibizione della tossicofilia, oggi pressoché irrilevante, date le numerose possibilità di rimanere a lungo collegati a basso costo. Restano, tuttavia, importanti indicatori di tossicofilia il malessere soggettivo off-line e l’abuso on-line, spesso anche nelle ore lavorative e nelle ore notturne, in cui si è disposti a rinunciare anche al sonno.

 

Terza tappa o “tossicomania”
E’ la fase in cui la rete-dipendenza agisce ad ampio raggio, danneggiando diverse aree di vita, quali quella lavorativa, delle relazioni reali e quella scolastico-lavorativa e in cui si rilevano problemi di scarso profitto, di assenteismo scolastico-lavorativo e di isolamento sociale anche totale.

Il dettaglio che mi ha colpito di più, informandomi su questa grave patologia, è quella che si può considerare la sua causa: la capacità di indurre la sensazione di onnipotenza che la Rete possiede è un’intrinseca proprietà psicopatologica dello stumento di comunicazione in questione. Vincere le distanze dello spazio e i limiti del tempo è per l’uomo di per sè stupefacente. Meglio di qualsiasi sbronza e/o viaggio iperbolico da LSD. Avete mai perso il controllo?

 

 

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12 Comments

  1. …Vabbè va, vado a fare una passeggiata 😉

  2. Non nascondo di sentirmi, talvolta, a rischio, soprattutto quando leggo dei comportamenti e dei sintomi. Peggio ancora quando mi si prospettano davanti liste per l’identificazione di un profilo, all’interno delle quali segnare con una X opzioni comportamentali che più mi si addicono. Scherzi a parte, chi oltre ad avere una passione con il web ci lavora anche deve saper trovare il giusto compromesso e non farsi fagocitare dalla rete. Io per il momento ci riesco… spero anche in futuro, mi ci manca solo lo IAD 😀

  3. gio

    nella prima fase c’ero sicuramante finito… è per quello che mi son cancellato dalle chat e anche dal msn!….spero di non ricaderci col tuo bellissmo blog! 🙂 scherzo

  4. Quello che è strano è che invece, la videochat, sia su internet che su cellulare, non decolla. All’inizio pensavano tutti che sarebbe stata la naturale evoluzione dei telefonini che sarebbero diventati un gadget tipo quelli di Spazio 1999 tutti sempre collegati e ben visibili, invece sono ancora gli sms a tenere banco. E non credo sia un problema di costi, dopo un po’ sarebbero calati. E’ che c’è una sorta pudore relativamente alla propria immagine, mentre magari si bada meno ai quello che si scrive. Lo stesso di chi usa avatar al posto della propria foto reale nei blog e nelle web communities.

  5. Alberz

    we vale sono lechu, questo post era interessante, e la prima fase, per quanto riguarda le lunghe permanenze in chat, ci ha riguardato a suo tempo no?=) Hai sentito parlare di Second Life? è una vita virtuale, lì puoi modellare il tuo avatar come meglio credi, la società è organizzata come nella realtà (devi lavorare se vuoi tirare avanti a campare). Per la prima volta nella storia l’uomo ha una possibilità di riscatto seppur virtuale, c’è la possibilità di “poter ricominciare da capo” seppur virtualmente e questo è molto pericoloso in una società nella quale non sono tantissime le possibilità di riscatto reali. Hai ragione a dire che questo “pericoloso rifugio” offerto dalla rete è paragonabile alla droga, in fondo anche LSD se lo leggi al contrario è DSL (digital subscriber line). Ciao bacio

  6. gio

    bella alex qst del lsd dsl … molto pericolosa la situazione….pensate che siam cosi’ distsnti da Matrix….? purtroppo a livello mentale mica tanto…….

  7. E’ alberz che l’ha scritto, non alex…

  8. …Si non sono io ad averlo detto, ma sono d’accordo :-).
    Ma i meccanismi del controllo alla Matrix vengono attuati anche in altro modo.. ad esempio livellando le persone verso il basso. Per farmi capire, mi riferisco all’idiozia di alcune trasmissioni, come quella dell'”uomo” di costanzo o dei reality. Tutti i media, dai quotidiani ai telegiornali, pronti a dare enfasi ad esempi di nessun spessore, a far identificare l’individuo col signor “nessuno”, imponendo dei modelli studiati a tavolino. Le trasmissioni culturali
    sono relegate a orari da nottambuli e il tutto solo per il profitto, per massimizzare il ritorno degli “sponsor”. Non sei d’accordo che il mondo in cui viviamo, immersi nei falsi bisogni (internet e cellulari compresi, 20 anni fa non c’erano e si viveva benissimo lo stesso!) che ci vengono indotti, (senza arrivare alle teorie del cospirazionismo), non sia il migliore degli universi possibili, ma qualcosa di pianificato da lontano per convenienza di qualcuno?

  9. gio

    assolutamente d’accordo alex…i cellulari internet ci tengono sempre in rete…in questo modo tendono a farc stare sempre fuori tempo e altrove….quando invece tutte le filosofie percorsi spirituali e teorie pscologiche professano come basilare per il benessere e l’essere se stessi il qui ed ora..la consapevolezza…è questo è davvero un gran casino…una rete di condizionamenti cosi’ profonda d cu tra l’altro non è per nulla facile rendersi conto

  10. Ciao Kindlerya, ti segnalo un articolo de “La Stampa” che approfondisce ulteriormente questo argomento (magari ti hanno letta 😉 )
    Commento su La trappola del Web

  11. E’ più probabile che si siano ispirati a http://www.grouphug.us, visto che lo citano esplicitamente. Comunque se i giornali “veri” si ispirassero alla blogosfera, tutto sommato sarebbe uno scambio positivo visto che la cosa è reciproca!

    Grazie mille per il link.

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